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Presentazione dell'ultimo libro di Pierre Carniti: "La risacca. Il lavoro senza lavoro"

Lunedì 24 giugno 2013 ore 17 presso il Palazzo della Cooperazione in Via Torino, 146 a Roma verrà presentato l’ultimo lavoro dell’autore Pierre Carniti intitolato “La risacca. Il lavoro senza lavoro”.

Di seguito il programma dell’evento:

larisacca_copertinaSaluto di Carlo Mitravicepresidente nazionale Confcooperative
Presiede Mario Colombo
Modera Vittorio Sammarcogiornalista, Altrimedia edizioni

IL SENSO DEL LAVORO NELLA SOCIETA’ CONTEMPORANEA
Giovanni Serraconsigliere di amministrazione di Dignità del lavoro
GLOBALI E LOCALI
Fabrizio MolinaPresidente di Nessun Luogo è lontano
IL LAVORO E’ FINITO?
Raffaele MoresePresidente di Koinè

Intervengono
Stefano Fassinaviceministro dell’Economia e delle Finanze
Luigi Sbarrasegretario confederale CISL
Conclude Pierre Carniti

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Un nuovo indirizzo di posta per Altrimedia edizioni

Un avviso per tutti gli utenti: a breve lo storico indirizzo <edizioni(at)altrimedia.net> sarà chiuso.
Il nuovo indirizzo da utilizzare per informazioni e ordini è il seguente:
info(at)altrimediaedizioni.com
Grazie per l’attenzione.

I nostri e-pub

Dove stiamo andando?

Altrimedia Edizioni si presenta nel mercato degli e-book:
con la qualità il tempo passa dolcemente

MATERA – Dal primo marzo progressivamente su tutti i principali store on-line, Ibs, Bol, Apple Bookstore e tanti altri, sarà possibile acquistare le prime versioni digitali dei libri pubblicati da Altrimedia Edizioni.

“Consapevoli, infatti, che il confronto improbabile con i colossi editoriali si gioca anche riuscendo a stare al passo con gli sviluppi della tecnologia, – fanno sapere i responsabili della casa editrice – abbiamo dare la possibilità a lettrici e lettori dei romanzi, dei saggi, dei libri di poesia editi da Altrimedia di accedere ancora più facilmente ai contenuti che vogliamo diffondere”.

“Abbiamo deciso d’iniziare dalla fine – continuano gli editori materani – ovvero portando in formato e-book gli ultimi più importanti titoli editi: ‘Dove stiamo andando? Democrazia e lavoro nell’età dell’incertezza’, raccolta di scritti di una delle figure più importanti del sindacato, Pierre Carniti, curata dal giornalista Vittorio Sammarco e prefatta da Gad Lerner. E poi ‘Officina Italia. La Fiat secondo Sergio Marchionne’, di Fabio Sebastiani, prefazione di Maurizio Landini. Perché riflettere su quel che ci circonda è il nostro obiettivo primario. Senza dimenticare che serve cercarsi nei romanzi, quindi avremo presto ‘Un albero di cachi sono stata’, di Carmen Pafundi. E molto altro ancora; fino ad arrivare alla diffusione della versione digitale dei nostri libri dedicati al territorio.

Convinti che in ogni momento e in ogni luogo, dotati come siamo degli strumenti offerti dallo sviluppo tecnologico della società, le scelte di qualità diano dolcezza a un pianeta purtroppo sempre più amaro”.

Grazie alla piattaforma tecnologica a disposizione, Altrimedia edizioni sarà quindi in grado di fornire progressivamente i propri ebook tramite oltre trenta piattaforme online nazionali e internazionali, in tre formati distinti: e pub (il formato standard della maggior parte degli ebook oggi in commercio), mobi (per la piattaforma kindle di Amazon) e nel classico formato pdf. Tutti i titoli saranno ricercabili attraverso diverse chiavi di ricerca e saranno resi disponibili senza alcun tipo di protezione “DRM”, ma solo con l’apposizione di un “watermark ” personalizzato, secondo la tendenza del cosiddetto “social drm” che affida la protezione del diritto d’autore non a forme stringenti di protezione da copia o uso su più piattaforme, ma solo tramite una marcatura che indica chi e quando ha acquistato l’opera.

Ufficio Stampa Virtuale

by Diòtima srl

per Altrimedia Edizioni

 

un albero di cachi sono stata_copertina978-88-96171-50-9

 

LERNER SU CARNITI

LA PREFAZIONE DIGad Lerner al libro di Pierre Carniti, “Dove stiamo andando? Democrazia e lavoro nell’età dell’incertezza”

Non c’è niente da fare: Pierre Carniti era, è, resterà per sempre un sindacalista. Anzi, “Il sindacalista d’assalto” come recita il titolo di una sua biografia pubblicata nel lontano 1976, quando non aveva ancora compiuto quarant’anni, a firma di Claudio Torneo per le edizioni Sugarco, con una bella prefazione di Walter Tobagi. Non è affatto una diminutio sottolinearlo. Al contrario, è l’omaggio più sincero che mi sento di rivolgere a una personalità straordinaria,
per certi versi unica nella storia del movimento dei lavoratori italiani. Un autodidatta di umili origini che ha saputo far tesoro dell’esperienza maturata fin da ragazzo nel mondo degli svantaggiati che attraverso l’organizzazione e la lotta per affermare i propri diritti hanno conseguito non solo un maggior grado di benessere economico e sociale, ma anche dignità e consapevolezza culturale. Ricordo di avere letto all’epoca questa biografia alla quale Carniti
non volle collaborare, perché di carattere schivo e renitente al narcisismo, sviluppando nei suoi confronti un’affettuosa ammirazione che non è mai venuta meno. Negli anni precedenti all’uscita di quel libro le sedi della Fim Cisl erano stati luoghi ospitali e istruttivi per noi studentelli che cercavamo l’incontro più autentico con la comunità operaia e la vita di fabbrica. Lì, senza il filtro dell’ideologia, per tanti di noi si realizzò la scoperta preziosa del lavoro
manuale e dei valori di giustizia sociale che ne promanavano. A distanza di tanti anni, Carniti non può immaginare quanto me ne senta ancora debitore a lui, a Bruno Manghi, a Sandro Antoniazzi, a Franco Castrezzati e, perché no, all’”arrabbiato” Piergiorgio Tiboni che poi avrebbe intrapreso un tragitto diverso di sindacalismo dib base. Senza dimenticare Bepi Tomai delle Acli milanesi. Non credo di offenderlo se dico che ha dato il meglio di sé come sindacalista
perché la politica non avrebbe mai potuto diventare un mestiere affine alla sua indole. Me ne diede una dimostrazione straordinaria quando Bettino Craxi, affascinato dal coraggio rivelato da Carniti nella rottura con la Cgil sul punto unico di contingenza, pensò di ricompensarlo facendolo nominare presidente della Rai. L’equivoco durò pochi giorni: non appena soppesate le condizioni lottizzatorie cui avrebbe dovuto soggiacere, Carniti fu lesto a rassegnare le
dimissioni. Quel “duro” mi piaceva quando rivelava la sua tempra, l’assenza di complessi di inferiorità nei confronti dei potenti con cui doveva trattare. In anni più recenti, quando il mio lavoro mi portò a conoscere vari esponenti della classe imprenditoriale italiana, fu un piacere ma non una sorpresa ascoltare dalla loro viva voce il riconoscimento più bello: non avevano mai incontrato né prima né dopo un negoziatore così abile e snervante, capace di inchiodarli al tavolo
per nottate intere, per poi sorprenderli con smarcamenti, lotta dura, compromessi, nuovi scenari inaspettati. Sempre e solo guardando agli interessi del lavoro dipendente di cui avvertiva la rappresentanza come un dovere assoluto. Lo ha aiutato in questo percorso una concezione originale e nobile della funzione autonoma dell’organizzazione sindacale, controparte non solo degli imprenditori ma anche della politica tradizionale e quindi del sistema politico. In taluni passaggi il sindacato poteva essere costretto ad assecondare delle inevitabili ritirate, pagare anche il prezzo di spaccature al suo interno, determinate per lo più
da interessi di partito, sempre però ricercando l’unità del mondo del lavoro. Perché il sindacalista Carniti non era semplicemente astuto: in sintesi, lo definirei uno studioso dei rapporti di forza dotato di visione strategica dei cicli economici. In lui la tattica è sempre stata al servizio della strategia. Per questo credo che abbia vissuto come una tragedia storica l’occasione mancata dell’unità sindacale, un ripiegamento che i lavoratori italiani stanno ancora pagando duramente.
Perché in una società complessa come la nostra è evidente che la miopia dei gruppi dirigenti confederali, nell’illusione di saper giocare di sponda con le dinamiche conflittuali della politica, ha finito per favorire l’imponente smottamento di quote crescenti di ricchezza nazionale dal lavoro ai profitti e alle rendite. L’acuirsi abnorme delle disuguaglianze di reddito, cui è dedicato il primo saggio di questa raccolta, rappresenta l’esito non scontato ma bruciante di questa occasione perduta. Ricordo che negli anni ruggenti seguiti all’”autunno caldo” del 1969 Carniti veniva apostrofato con un epiteto dispregiativo che
suppongo gli suonasse come un complimento: pansindacalista. Anche la sinistra che a parole, ma non nei fatti, aveva ripudiato la teoria della “cinghia di trasmissione” con cui il sindacato doveva rimanere assoggettato alla visione “superiore” del partito, respingeva come scandalosa l’idea di un’organizzazione dei lavoratori votata a esprimere in proprio una visione della società che andava oltre la tutela degli interessi. Così, all’accusa di pansindacalismo si accoppiava
volentieri quella di spontaneismo. Dove pensate di andare voialtri, da soli, senza una guida dall’alto di chi sa muoversi nelle istituzioni? Il risultato di questa scomunica è sotto gli occhi di tutti. Dapprima si è incrinata la capacità di rappresentanza democratica del mondo del lavoro, e quindi la sua forza contrattuale; per poi rimettere in discussione lo stesso valore della concertazione, sottraendo alle forze sociali lo spazio naturale di formulazione delle regole entro
cui esprimersi liberamente, senza che né il governo né i partiti fossero in grado di realizzare una degna supplenza su terreni che non gli sono propri. Neanche in questo libro Carniti si rassegna al distacco dello studioso. Non rinuncia alla sua militanza per la giustizia sociale, quando si misura con le dimensioni di una crisi globale nella quale il lavoro diviene sempre più precario, subalterno al primato della finanza e al ricatto del debito, fino a rimettere in discussione i fondamenti della democrazia economica e perfino alcuni principi di cittadinanza. Lo soccorrono in questa riflessione gli strumenti culturali appresi fin dalla Scuola Cisl di Firenze, dove giunse ventenne dalla bassa cremonese: lo studio, cioè, delle relazioni industriali, dell’organizzazione del lavoro e delle dinamiche dell’economia internazionale, approfondito senza il filtro di un’ideologia falsamente messianica in cui la Classe viene idealizzata per ridurla nei fatti a strumento di lotta per il potere politico. All’epoca veniva guardata con sospetto la sociologia del lavoro d’impronta anglo-sassone introdotta in Italia da studiosi non marxisti, fatta propria dalla generazione di Carniti. Ma oggi constatiamo che proprio loro – capaci all’epoca di fornire un orizzonte culturale e organizzativo alle nuove leve del lavoro non più imperniato nelle gerarchie tradizionali dei mestieri – hanno tenuto vivi quei valori calpestati dal senso comune dominante, che la sinistra per subalternità e timidezza non ha saputo difendere. Tra questi valori, ne cito uno per tutti: l’egualitarismo. Il pensiero
dominante ne ha tracciato caricature grossolane, quasi che il principio fondamentale dell’aspirazione all’uguaglianza comportasse la mortificazione delle professionalità, la negazione del merito, l’appiattimento salariale, l’istigazione all’ozio. L’esito è sotto gli occhi di tutti: nessuno potrebbe decentemente sostenere che le scandalose disuguaglianze da cui è lacerato il mondo del lavoro, siano il frutto di una leale competizione dei talenti, né tanto meno corrispondano alla tanto richiamata meritocrazia. Concedetemi infine un attimo di cedimento sentimentale, che rimanga come attestato di gratitudine anche se so che Pierre Carniti ne farebbe più che volentieri a meno. Ancor oggi udire la sua voce arrochita dai troppi sigari toscani suscita in me il ricordo emozionato
di comizi bellissimi nella nebbia padana, circondato da migliaia di tute blu con le quali si misurava alla pari, senza bisogno di indulgere alla demagogia, anzi, pronto a riversargli addosso pure le verità scomode; perché non occorreva il filtro di un partito per garantire la confidenza fra il rappresentante e i rappresentati, fatti della stessa pasta.

LE POESIE GUSTOSE DI VALERIO CASCINI

Mangia parole “

ricettario poetico lucano di Valerio Cascini

disegni di Gianni Bergamin

postfazione di Mariano Cirigliano

Altrimedia – Matera -2012

Domenica 9122012 ore 12,30Mangia parole” sarà a tavola a Cascina Caccia, un bene confiscato, oggi simbolo concreto di un cambiamento possibile.

Allora le parole prenderanno il verso, i versi prenderanno posto, e quando i posti saranno occupati le parole si faranno musica e si potrà cominciare .

Ma per bene cominciare bisogna sapere per tempo quanti saremo. Ecco perché con comodo, ma non troppo ( entro il 29112012) è necessario segnalare la vostra presenza ([email protected] – tel. 011 7723680 )

Gradito un contributo di 15 euro a persona interamente devoluto alla Cascina

Cascina Caccia – Via Serra Alta, 6 – San Sebastiano da Po

MENU “Mangia parole”

Maccaruni u ferretto, patane sfraanate

puparuli cruscki e cavulo a nzalata.

L’utima pasturale chi rice ammenne e bbasta

po roppo tutte quante sulu foglie e pasta.

Roie ficaredde mbuttite cu li nuce

e pirtualle a nzalata ca pure sanno ruci,.

Cipuddine a frittata e puru quedde a rosa

e pi sprucciuliià viscotte a otto cu angunata cosa.

A l’utimo po vene na torta i trenda piani

u primo ca sconza li cuso vocca e mane

Maccheroni al ferretto, patate schiacciate

peperoni “cruschi” e cavolo in insalata.

L’ultima pastorale* dicendo amen e basta

poi dopo mangeremo (nella vita) solo foglie e pasta.

Due fichi secchi imbottiti con le noci

e arance in insalata che pure sono dolci.

Cipolline (lambascioni) a frittata e pure a rosa

e per stuzzicheria biscotti a otto e qualche altra cosa.

Infine una torta almeno di trenta piani

chi la tocca cucite avrà bocca e mani.

*Pastorale: tipico modo dei pastori di cucinare ovini o caprini.

PIERRE CARNITI per Altrimedia Edizioni. In libreria

IN LIBRERIA

 

“Dove stiamo andando? Democrazia e lavoro nell’età dell’incertezza”, raccolta di saggi di Pierre Carniti, a cura di Vittorio Sammarco,

prefazione di Gad Lerner, per i tipi di Altrimedia Edizioni.

Tempi nuovi si annunciano e avanzano in fretta come non mai. E non si sa bene dove conducano. Nel mondo come nel nostro Paese. Ne scorgiamo caratteri e peculiarità, rischi e opportunità, ma se volessimo tracciare un quadro d’insieme, faremmo fatica.

A quest’opera di interpretazione sistematica, ardita e impegnativa, non si nega Pierre Carniti, storico leader sindacale di anni difficili e impegnato in politica a più riprese, ora studioso dei fenomeni e attento osservatore della realtà. Segnata da disuguaglianze, precarietà, ingiustizie globali, delegittimazione delle democrazie, “intollerabili arbitrii”, “prevaricazioni e “denegate condizioni di dignità”. Crisi, dunque, in una parola. Ed è proprio per questo, “tanta parte dei giovani, in tanti paesi del mondo, sentendosi a un punto nodale della storia, non si riconoscono nella società in cui vivono e la mettano in crisi”. La contestano e ne vorrebbero una diversa. Per consentire loro di sperare ancora, di rivalutare – nell’esperienza di vita – parole come lavoro e democrazia.

Con una riflessione puntale e senza edulcorazioni consolatorie Carniti non si astiene da proporre soluzioni, intravedere possibili strade per “correggere il corso delle cose”. Non si lascia andare ad uno sterile “tutto sbagliato, tutto da rifare”. Consapevole che la politica, pur in difficoltà, sia comunque la principale strada per intervenire in modo strutturale nella storia dei deboli e delle vittime.

Queste pagine, allora, sono per chi ancora ci crede, per chi ha voglia di non tirarsi indietro, di capire e di proporre, di conoscere, riflettere e alla fine – magari – agire. Perché, nonostante tutto, i segnali positivi ci sono, e “sono tutti segni del grande cambiamento in atto e del travaglio doloroso nel quale può nascere una nuova umanità”.