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2017

Altrimedia Edizioni a Più libri più liberi 2017

Altrimedia Edizioni a Più libri più liberi 2017

Anche quest’anno Altrimedia Edizioni sarà presente alla Fiera della Piccola e Media Editoria dal 6 al 10 Dicembre.
In occasione della sedicesima edizione di Più libri più liberi, che si svolgerà a Roma al nuovo Roma Convention Center – La Nuvola dell’Eur, presenteremo:

VENERDÌ 8 DICEMBRE _STAND M30 Ore 12.00 Quando Lara Croft arrossì. L’ordinarietà straordinaria di unn’archeologa di Isabella Marchetta con illustrazioni di Silvio Lorusso

SABATO 9 DICEMBRE _ STAND M30 Ore 12.00  L’enigma di Pitagora e altre storie di Filippo Radogna. Conversazione con l’autore alla presenza di Dante Maffia

“Matera e i suoi dintorni psicologici. 50 artisti incisori contemporanei”, la nuova edizione del catalogo della mostra

“Matera e i suoi dintorni psicologici. 50 artisti incisori contemporanei”, la nuova edizione del catalogo della mostra

Altrimedia Edizioni pubblica una nuova edizione, arricchita e aggiornata, del catalogo della mostra “Matera e i suoi dintorni psicologici. 50 artisti incisori contemporanei”, che sarà inaugurata sabato 28 ottobre alle ore 17.00 nella sala “Laura Battista” della Biblioteca provinciale di Matera “T. Stigliani”. Nata venti anni fa come mostra itinerante promossa dal professore Franco Di Pede dello Studio Arti visive di Matera, in collaborazione con la D’Ars Agency di Milano e curata da Paolo Bellini, oggi queste opere, allestite da Giuseppe Filardi, hanno trovato una sede permanente nella Biblioteca provinciale di Matera “T. Stigliani” al secondo piano del Palazzo dell’Annunziata. “A volte il tempo col suo scorrere è in grado di anticipare il futuro e accorciare le distanze; è un po’ quello che è accaduto con questa pubblicazione – ha sottolineato l’editore Vito Epifania – che, a distanza di più di venti anni dalla sua prima edizione, per iniziativa del prof. Franco Di Pede e dell’artista Giuseppe Filardi, ripropone al pubblico una straordinaria esperienza artistica e ne sottolinea la capacità di visione di allora e l’estrema attualità per l’oggi. Abbiamo per questo scelto, nel momento in cui si dà una collocazione definitiva alla raccolta di incisioni oggetto di questo catalogo, nella sede della Biblioteca provinciale di Matera, esempio di presidio culturale da tutelare e valorizzare, di proporre una riedizione che mantiene la testimonianza “storica” del primo impianto, con la Presentazione e l’Introduzione originali. Sono anche vent’anni o poco più quelli trascorsi dalla prima pubblicazione per i tipi di Altrimedia e, a vedere come questo 2019 che stiamo preparando sia realmente frutto di una “storia” che continua, non possiamo che esprimere prima soddisfazione, poi auspicio che tutto ciò sia spunto ad altri artisti a cimentarsi una volta di più intorno alla ricchissima eredità artistica e culturale di Matera.”

"L'enigma di Pitagora e altre storie". Seconda uscita nella collana Fantastica

“L’enigma di Pitagora e altre storie”. Seconda uscita nella collana Fantastica

L’utopia e il mistero nell’antologia “L’enigma di Pitagora e altre storie” di Filippo Radogna

L’antologia, con prefazione di Donato Altomare e postfazione di Giovanni De Matteo, sarà presentata a Matera giovedì 28 settembre alle ore 10.00 nell’ambito del Women’s fiction festival all’ITAS Briganti. La scuola realizzerà un cortometraggio.

Un’antologia che contiene diciassette racconti visionari. Ciò che narra Filippo Radogna ne “L’Enigma di Pitagora e altre storie”  (ed. Altrimedia Matera, pagg. 192 – Euro 15) sono mondi utopici sospesi tra passato e futuro, ipertecnologia e mistero. L’ambientazione è tutta lucana e si svolge negli scenari della millenaria Città dei Sassi, l’altopiano delle Murge e le rive dello Jonio, mare che evoca l’antica mitologia. Una nuova chiave di lettura del territorio apprezzata dalla comunità del fandom fantascientifico. Anche questo ha portato lo scorso anno l’autore materano a vincere il Premio Italia, nella categoria su pubblicazione amatoriale, con il racconto fanta-noir “L’enigma di Pitagora”, che ha dato il titolo alla raccolta.

L’antologia sarà presentata a Matera nell’ambito della manifestazione letteraria internazionale Women’s fiction festival giovedì 28 settembre all’Istituto tecnico agrario “G. Briganti”. Oltre all’autore, moderati dalla giornalista Sissi Ruggi, interverranno il dirigente scolastico Gianluigi Maraglino, lo scrittore Donato Altomare presidente della World Science Fiction Italia, Francesco Cellini direttore scientifico della Metapontum Agrobios e Gabriella Lanzillotta responsabile delle relazioni esterne di Altrimedia.

“Mi fa piacere presentare l’antologia al Women’s fiction festival nell’ambito degli incontri con le scuole – sostiene Radogna. Con l’organizzatrice del festival, Maria Teresa Cascino e l’editore di Altrimedia, Vito Epifania abbiamo scelto l’Itas in quanto nell’antologia sono presenti racconti, come “Il Grano di Dio”, che riguardano ambiente, futuro e biotecnologie”. E proprio su questo racconto il responsabile dell’Itas Adriano Santulli e le docenti di lettere Anna Fantini e Marianna Loponte stanno predisponendo un programma didattico interdisciplinare per realizzare un cortometraggio con gli studenti.

“È nostro interesse – aggiunge Vito Epifania – dopo le positive esperienze con i noir ambientati a Matera, provare anche con la fantascienza lucana. Ci siamo già inseriti in questo genere letterario con l’antologia “Rosa Sangue”. Con Radogna, che propone una letteratura di idee al contempo avvincenti e divertenti, proseguiamo fiduciosi sulla strada del genere fantastico.” L’antologia prossimamente sarà presentata a Taranto e Potenza.

Rassegna stampa

http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?p=40115

Presentazione della raccolta di racconti di Filippo Radogna, L’enigma di Pitagora e altre storie

“L’enigma di Pitagora e altre storie” di Filippo Radogna

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23 Settembre a Potenza "Questione di prospettive"

23 Settembre a Potenza “Questione di prospettive”

Emilio Gerardo Giugliano è un “attivatore culturale”. Una persona che realizza il proprio progetto di vita attraverso il proprio impegno di persona, volontario, di padre, di marito e di poeta. Un eclettico diremmo. Da sempre consapevole della necessità di muoversi con discrezione ma determinatezza nel mondo, perché se più fortunati responsabili di un impegno verso chi lo è meno, Emilio registra le sue esperienze che rielabora per mantenerne tracce. E così è nata una nuova raccolta di poesie “Questione di prospettive”, che prende proprio il titolo da una delle poesie contenute in questo libretto mai scontato che sarà presentato domani sabato 23 settembre alle ore 19.00 presso la libreria Kiria di Potenza.

Un passo verso nuove domande, spunti per ritrovarsi e guardare oltre.

Vai alla scheda del libro

 

A Sant'Arcangelo con "Voci dal silenzio"

A Sant’Arcangelo con “Voci dal silenzio”

Ogni presentazione si porta dietro il suo personalissimo bagaglio di sorprese e quella di Sant’Arcangelo ci piace presentarvela come un bell’esempio di resilienza e partecipazione attiva. Con Daniela Lella e il suo “Voci dal silenzio” ci siamo immersi in una realtà che vuole cambiare e, come il percorso del libro, non si arrende alle grandi difficoltà che un territorio del sud incontra per poter offrire una chance di futuro ai propri giovani. Lo sanno benissimo l’assessore, assolutamente non convenzionale, alla Cultura e al Turismo Lucia Finamore, la sua collaboratrice Nicoletta Costantino e l’intera giunta guidata da un sindaco anche lui “inconsueto”. Un gruppo di lavoro che ci crede e che anche attraverso la valorizzazione del contenitore biblioteca #spazioaperto, sta lanciando stimoli ed evidenze che le cose possono trasformarsi.

Una presentazione, dicevo all’inizio, che ha coinvolto tutti e che toccando con la dovuta sensibilità, sempre sincera, il tema della violenza di genere ha richiamato il protagonismo del pubblico. Insegnanti ma anche genitori che hanno messo sul tavolo le loro difficoltà e le loro iniziative per educare all’affettività e alla parità di genere; ma anche tante giovani donne che si sentono in cammino sulla strada di quell’autonomia che le fa vivere benissimo anche senza un uomo. Un confronto anche serrato che non ha omesso di ricordare i tanti ostacoli quotidiani che si incontrano, perché la mediazione tra persone e situazioni è sempre cosa complicata ma non impossibile. E quella dose di coraggio che l’autrice ha messo nel suo viaggio alla ricerca di perché, è lo stesso che Lucia Finamore ha sottolineato esserci nelle donne che subiscono per troppo tempo e che poi decidono di dire stop. In questa dimensione di lotta gli stereotipi si è inserito il flash mob dell’A.S.D. Liberti’s Gym di Teresa Liberti, un gruppo di donne che ha voluto contribuire alla riflessione ballando One Billion Rising*: l’invito globale a liberarsi «dalla prigionia, dall’obbligo, dalla vergogna, dal senso di colpa, dal dolore, dall’umiliazione, dalla rabbia, e dalla schiavitù» che ha fatto ballare miliardi di persone in giro per il pianeta. Anche noi a Sant’Arcangelo il 18 marzo “abbiamo” ballato per chiedere giustizia ancora una volta.

 

* Era il 2013 quando Eve Ensler, autrice del celebre I monologhi della vagina, lanciò in tutto il mondo una campagna rivoluzionaria, One Billion Rising: il punto di partenza era la drammatica statistica per cui una donna su tre in tutto il pianeta sarà picchiata o violentata nel corso della propria vita. L’obiettivo era far ballare e manifestare un miliardo di persone nel mondo, il giorno di San Valentino, per denunciare quella violenza e affermare la volontà di porvi fine. L’enorme successo della manifestazione, con adesioni da oltre 200 nazioni, ha trasformato One Billion Rising in un appuntamento annuale.

 

Incontri sulla violenza di genere

Incontri sulla violenza di genere

Fare gli editori significa, in fondo, essere dei sobillatori, avere la passione per i corto circuiti…si masticano sfide con la passione per i problemi piuttosto che per le soluzioni. Potrebbe sembrare eccessivo, velleitario, in realtà vuole essere semplicemente “rivoluzionario”, perché come abbiamo dimostrato in una giornata romana in cui siamo riusciti a fare ben 3 presentazioni, si cambia solo a patto di volere andare oltre, di volere rompere gli schemi… Come Daniela Lella che non si è arresa alla sua giovane età e ha sfidato la sorte, universitaria, con una tesi sulla violenza di genere che poi è diventato questo libro “tosto” che si intitola “Voci dal silenzio”. Nel corso della presentazione alla facoltà di Scienze della comunicazione della Università pontificia, la prima in una mattinata che ti attaccava jazz e buon umore, è emersa tutta la complessità di una questione che non è fatta “semplicemente” (passatemi l’estremizzazione apparentemente poco rispettosa delle vittime) di uomini che uccidono donne…Perché è fatta di vecchie malsane abitudini di considerare le bambole un gioco da femmine e le macchine uno da maschi; le conquiste un vanto per gli uomini e una reputazione “da poco di buono” per le donne; è fatta di una mancata educazione sentimentale che non insegna il giusto modo di rapportarsi all’altra/o; è fatta di una società che ti insegna che la competizione vale più del rispetto del prossimo. La psicologa intervistata da Daniela, Chiara Gambino, ha poi ricordato come le donne spesso non denunciano perché traumatizzate, quindi non in grado di reggere la deflagrazione che provocherebbe una denuncia. Non tutti sono in grado, in ogni momento della propria vita, di esercitare la resilienza. Quindi riconsideriamo l’opportunità di lasciarsi andare ad affermazioni tautologiche tipo “Ma io non capisco come non denuncino…”.Accanto a stereotipi e a gabbie mentali, si rintraccia poi un’assenza di attenzione vera, perché le parole si svuotano di senso se non le traduci in azione, e uno Stato non può essere così distante, concretamente, dalla sua missione di cura: i centri antiviolenza vanno ampliati, sostenuti; le scuole aiutate nel dialogo pedagogico, prima che nozionistico, con i propri studenti… Troppo facile approfittare della disponibilità volontaria e volontaristica dei tanti operatori impegnati nelle reti a sostegno delle donne… I costi, dicono, sono eccessivi e non “ce la si fa”. Ma siamo disposti a pagare, in termini sociali, il costo altissimo che stiamo pagando ogni giorno in termine di morti, di rovesciamento dei valori, di spese extra tra tribunali/forze dell’ordine/operatori? Daniela lo sottolinea nel suo libro: cambiare è possibile, a patto che ogni tassello di questa complicata organizzazione sociale si rigeneri. Una rigenerazione che nel confronto può trovare una regia efficace, perché se creo strumenti per dibattere trovo la via per mettere da parte ciò che mi serve per costruire un modello che funzioni. Noi di Altrimedia edizioni ci stiamo provando, anche attraverso la pubblicazione dell’antologia fantastica Rosa sangue” (di cui abbiamo parlato nel corso della seconda presentazione romana, anzi formellese) che affronta la drammaticità del fenomeno attraverso vari registri narrativi capaci di coinvolgere e a far sentire vicini chi altrimenti sentirebbe tutto ciò troppo “pesante”. La prossimità è cosa diversa dalla vicinanza, lo sanno bene le due suore (qui mi sono scoperta io piena di pregiudizi) che ho incontrato nel corso dell’ultima presentazione e che dopo avere ringraziato Daniela per il suo libro, hanno ringraziato noi di Altrimedia per il nostro coraggio…e io ho sentito quei pregiudizi, finalmente, sgretolarsi…

Italia e Giappone a confronto

Italia e Giappone a confronto

Italia e Giappone, paesi più vecchi del mondo, crescita bassa e debito pubblico boom, unico dato divergente , l’occupazione

di Nicola Cacace,1/1/2017

Shinzo Abe, primo ministro giapponese da oltre un decennio è salito agli onori della cronaca per aver dato il suo nome ad una nuova teoria, Abenomics, consistente nella massiccia iniezione di capitali pubblici nell’economia, senza risultati apprezzabili sulla crescita. Anche l’Italia può lamentare decenni di risultati negativi sulla crescita pur avendo aumentato il debito pubblico. Due paesi geograficamente e culturalmente lontani, appaiono vicini per risultati socio-economici, fatta eccezione per l’occupazione che il Giappone ha mantenuto ad alti livelli malgrado la “decrescita”, a differenza del’Italia.

Quali sono i paesi col più basso indice di natalità? Giappone, 1,3 figli per donna e Italia, 1,4 contro una media mondiale di 2,0.

Quali sono i paesi più vecchi del mondo? Giappone, 46 anni di età media ed Italia 45, contro una età media mondiale di 30 anni.

Quali sono i grandi paesi dall’economia più stagnante da decenni? Italia la cui crescita media è stata zero% dal 2000 al 2015 e Giappone, la cui crescita media è stata dello 0,8% nello stesso periodo. Contro una crescita mondiale media del 3,5%.

Quali sono i grandi paesi col più alto debito pubblico al mondo? Giappone col 240% del Pil ed Italia col 130%.

Quali sono i paesi col più basso livello di IDE, investimenti diretti esteri? Nell’ultimo decennio sia in Italia che in Giappone gli IDE in entrata ,sono stati inferiori all’1% dei rispettivi Pil.

Quali sono i grandi paesi industriali col più basso numero di stranieri immigrati? Giappone col 2% ed Italia con 8,3%, contro valori medi molto più alte di altri grandi paesi, S.U, Canada, Germania, G.Bretagna, Francia, Spagna, tutti superiori al 13%.

Giappone ed Italia differiscono solo per il dato occupazionale. Mentre il Giappone ha il più basso tasso di disoccupazione dei paesi OCSE,4%, l’Italia ha il più alto dopo la Spagna, 12%, mentre il Giappone ha un tasso di occupazione (rapporto tra occupati e popolazione 15-64 anni) tra i più alti 72%, l’Italia ha il più basso, 56%. Cioè all’Italia mancano 6 milioni di occupati per avere un tasso di occupazione simile a quello giapponese. Come è stato possibile questo miracolo occupazionale? In Giappone l’obiettivo piena occupazione è una priorità del governo e delle imprese, perseguita con molte procedure, dal lifetime employment, occupazione a vita alla seniority, salari che aumentano con l’anzianità più che con i soli meriti. Poiché quasi metà dell’occupazione opera in tali regimi, e più della metà in regimi più precari, part time, lavori occasionali, etc., nei periodi di crisi si attivano tutte le misure pro occupazione da parte delle imprese e dello Stato, con abolizione degli straordinari, riduzioni di orario, pensionamenti anticipati (in Giappone l’età pensionabile è tra le più basse 60 anni) il tutto agevolato con generosi contributi del Governo, il cui debito pubblico è infatti il più alto del mondo (da notare che il debito pubblico giapponese è tutto in mano ai giapponesi che si contentano di un interesse bassissimo, a differenza di quello italiano, largamente in mani straniere).

In sintesi la mia tesi è semplice, la stagnazione economica ed occupazionale dell’Italia ha molte cause, a cominciare dalla inefficienza della pubblica amministrazione e della Giustizia, per finire ad un capitalismo industriale familiare ed asfittico, ma la causa numero uno è la bassa natalità ed il conseguente invecchiamento che danneggia sia la domanda che l’offerta e quindi il Pil e l’occupazione.

Dal lato della domanda il Pil è fatto per l’80% di consumi ed i consumi degli ultrasessantacinquenni, abitazioni, abbigliamento, mobilità, alimentari, con l’eccezione dei farmaci, sono meno della metà di quelli della popolazione più giovane. Dal lato dell’offerta nella società digitale la maggioranza delle innovazioni è fatta dai giovani ed infatti l’Italia è un paese a bassa innovazione che non riesce a dar lavoro neanche ai suoi giovani che sono la metà di trent’anni fa. Da tutti i dati emerge con chiarezza che l’eccessivo invecchiamento mette in crisi l’economia di un paese, a meno di non compensarla con flussi immigratori paralleli ed intelligenti, come ha fatto ad esempio un altro paese a bassa natalità e molto vecchio , la Germania (45 anni di età media) che ha migliorato la condizione demografica prima con massicce immigrazioni di italiani, spagnoli e turchi, poi di siriani, afgani, africani ed oggi ha una quota di immigrati superiore al 15% della popolazione. E a meno di non ridurne i danni sociali con politiche pro labor, riduzioni di orario e simili. L’Italia invece marcia in direzioni contrarie, con la precarietà crescente dei giovani senza futuro e senza figli e con le paure anti immigrati che non si abbassano neanche davanti al fatto che 4000 Comuni su 8000 sono in via di spopolamento e destinati a divenire Comuni fantasma?

Il futuro demografico del paese è addirittura peggiore del presente, perché la natalità sembra ulteriormente – quest’anno sono nati meno di 500mila bambini, meno di un anno fa – e perché un forte sentimento anti immigrazione avanza sotto la spinta degli sbarchi continui dal Mediterraneo che impauriscono la gente, anche per la propaganda di odio anti immigrati diffusa dai partiti populisti. Il tutto favorito dal fatto che pochi conoscono i danni che un invecchiamento della popolazione da bassa natalità e bassa immigrazione, producono sul sistema produttivo e previdenziale. Sono uscite di recente due “previsioni demografiche al 2050 a migrazioni zero” elaborate da Eurostat e dal prof. Livi Bacci che non hanno avuto circolazione mediatica. Il quadro che ne esce è nero non tanto per le riduzioni di popolazione di 10 milioni, da 60 a 50, quanto per l’ulteriore invecchiamento. L’Italia, paese ad alta intensità abitativa, potrebbe vivere benissimo con 10 milioni di cittadini in meno, ma non con 12 milioni di giovani in meno e 2 milioni di anziani in più

L’età media della popolazione passerebbe dall’attuale 45 a 53 anni e l’indice di dipendenza anziani (rapporto tra popolazione di 65 anni e più e popolazione di 15-64 anni) passerebbe dall’attuale 34% al 43%, che decreterebbe il tracollo definitivo dell’assetto socio-economico e previdenziale del paese.