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“Donne che contano i giorni”: la detenzione femminile al centro del nuovo libro di Anna Paola Lacatena

“Donne che contano i giorni”: la detenzione femminile al centro del nuovo libro di Anna Paola Lacatena

Entra nel catalogo di Altrimedia Edizioni un volume che intreccia ricerca sul campo, testimonianze e proposte concrete per la tutela della salute e dei diritti delle donne detenute

Altrimedia Edizioni esce con una nuovo titolo: Donne che contano i giorni. Riflessioni e proposte dalla Ricerca “Il corpo della donna e il carcere. Il nuovo saggio di Anna Paola Lacatena, con testi di Vincenza Ariano, Paola Causo, Sabrina German e Vincenzo Verardi. Il volume porta l’attenzione su una realtà ancora troppo poco conosciuta: quella delle donne detenute, una minoranza all’interno di un sistema penitenziario storicamente pensato e organizzato prevalentemente al maschile. Donne spesso “ultime tra gli ultimi”, sulle quali la privazione della libertà incide in modo specifico, coinvolgendo il corpo, la salute psicologica, la maternità, le relazioni affettive e le possibilità di reinserimento sociale. Al centro del libro c’è la ricerca “Il corpo della donna e il carcere”, condotta a partire dall’estate 2025 da operatori del Dipartimento delle Dipendenze Patologiche della ASL di Taranto. Lo studio ha coinvolto, su base volontaria, 64 donne detenute nella Casa Circondariale di Taranto, nella Casa Circondariale di Lecce e nella Casa di Reclusione femminile di Trani. Attraverso questionari, momenti di ascolto e tre focus group, la ricerca indaga come la detenzione trasformi il rapporto delle donne con il proprio corpo e con la propria identità, incidendo sul benessere fisico e mentale, sulla capacità di resilienza e sui legami familiari. Donne che contano i giorni non si limita all’analisi dei dati. Alle riflessioni sulla criminologia femminile, sulla salute, sull’uso di sostanze e sulle condizioni degli istituti penitenziari si affiancano le voci delle donne incontrate durante la ricerca. «Mi piacerebbe essere ascoltata e vista ogni tanto», racconta una delle detenute: una richiesta essenziale di riconoscimento che attraversa l’intero volume. Un capitolo è dedicato alla storia di R., donna e madre detenuta, e al suo percorso di resistenza quotidiana. La sua testimonianza restituisce concretezza al tempo della pena, alla lontananza dai figli, al bisogno di affetto e alla ricerca di un futuro possibile oltre le mura del carcere. Il libro propone inoltre interventi per rendere la detenzione più attenta alle specificità femminili: formazione del personale sanitario sulla medicina di genere, accesso regolare agli screening e alla prevenzione, sostegno alla salute mentale, continuità terapeutica per le donne con disturbi da uso di sostanze e maggiori opportunità formative e professionalizzanti. Dalla ricerca è nato anche il progetto “Vis à vis. Promozione e prevenzione integrata della salute nella popolazione femminile detenuta”, avviato il 25 novembre 2025, con il coinvolgimento del Dipartimento di Prevenzione della ASL di Taranto, presso la Casa Circondariale “C. Magli” di Taranto. Il percorso ha promosso incontri e attività dedicati alla medicina di genere, alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, agli screening oncologici, alle vaccinazioni, alla corretta alimentazione e all’attività fisica. «Questo libro nasce dalla volontà di capire per poi offrire più specifiche e strategiche opportunità di salute», si legge nell’introduzione. Una finalità che fa del volume non soltanto un contributo di studio e sensibilizzazione, ma anche uno strumento di confronto per operatori sanitari e penitenziari, istituzioni, associazioni e cittadini. Una parte dei proventi delle vendite di Donne che contano i giorni saranno devoluti all’Associazione Antigone Puglia, impegnata nella tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale e penitenziario.

La memoria della tragedia del Timpone al centro della presentazione de L’estate spezzata di Mariapaola Vergallito

La memoria della tragedia del Timpone al centro della presentazione de L’estate spezzata di Mariapaola Vergallito

La memoria di una comunità, il valore della testimonianza e la responsabilità di non lasciare che il tempo trasformi una tragedia in oblio. Sono stati questi i temi al centro della presentazione di L’estate spezzata. Storie dalla tragedia di collina Timpone a Senise, 26 luglio 1986, il volume di Mariapaola Vergallito pubblicato da Altrimedia Edizioni. All’incontro sono intervenuti con l’autrice Valentina Viola, sindaca di Chiaromonte; Rosa Ciminelli, responsabile della Biblioteca comunale “Giovanni Percoco”; Filippo Gazzaneo, scrittore, e Vito Epifania per Altrimedia Edizioni. Le letture sono state curate da Francesco Ciminelli, contribuendo a restituire alla serata la dimensione emotiva delle storie raccolte nel libro. Il volume prende le mosse dalla frana che, all’alba del 26 luglio 1986, travolse la collina Timpone di Senise, provocando otto vittime e segnando profondamente la comunità locale e l’intera Basilicata. Mariapaola Vergallito ricostruisce quelle ore drammatiche e i giorni successivi attraverso la rassegna stampa dell’epoca, documenti, interviste realizzate dal 2006 in poi e testimonianze raccolte nel corso degli anni. Il libro non si limita alla cronaca del disastro. Dietro i numeri della tragedia emergono persone, famiglie, bambini, progetti e vite spezzate. La ricostruzione restituisce il dolore dei sopravvissuti, il lavoro dei soccorritori, le reazioni della comunità e le conseguenze che continuarono a pesare nel tempo, mantenendo al centro il fattore umano. Nel corso della presentazione è stato sottolineato come L’estate spezzata sia anche un’opera di memoria civile. Il racconto nasce infatti dalla necessità di contrastare quella terza fase che spesso segue ogni tragedia: dopo il cordoglio e la rabbia, il rischio dell’oblio. Conservare le testimonianze significa dare un nome alle vittime, riconoscere la sofferenza di chi è rimasto e impedire che le responsabilità vengano cancellate dal trascorrere degli anni. La prefazione del giornalista Renato Cantore inquadra il lavoro di Vergallito come un esempio di “giornalismo civile”: una narrazione rigorosa, attenta ai cittadini, ai diritti e alla partecipazione democratica. La ricostruzione storica diventa così anche uno strumento per interrogare il presente e per dare voce a persone e comunità che rischiano di restare ai margini dell’informazione. Un’attenzione particolare è stata dedicata al rapporto tra la tragedia del Timpone e la fragilità del territorio. Nel volume, il caso di Senise viene letto non soltanto come un evento del passato, ma come un monito sulla necessità della prevenzione, della conoscenza geologica, della manutenzione e di una pianificazione capace di ascoltare i segnali del suolo. La parte dedicata al dissesto idrogeologico amplia il significato della vicenda e richiama la responsabilità delle istituzioni e dei cittadini. La sicurezza non può essere affidata soltanto agli interventi successivi all’emergenza: richiede monitoraggio, informazione, competenze tecniche e scelte pubbliche coerenti con la vulnerabilità dei territori. Il libro conserva anche la memoria della vita quotidiana di Senise prima della frana, di una comunità sospesa tra il mondo contadino e le trasformazioni portate dalla modernizzazione. Attraverso fotografie, documenti e racconti personali, il volume ricostruisce un paesaggio umano e sociale nel quale il destino delle famiglie si intreccia con quello della collina e del paese. Le letture di Francesco Ciminelli hanno accompagnato il percorso della serata, dando voce alle pagine dedicate alle vittime, ai sopravvissuti e alle testimonianze di chi ha continuato a vivere con il peso di quella notte. La parola letteraria e la lettura pubblica hanno così rafforzato il valore dell’incontro come momento di ascolto e partecipazione. La presenza della sindaca Valentina Viola, della responsabile della Biblioteca comunale “Giovanni Percoco” Rosa Ciminelli, dello scrittore Filippo Gazzaneo e di Vito Epifania ha contribuito a costruire un confronto tra istituzioni, cultura, editoria e territorio. La presentazione ha mostrato come un libro possa diventare uno spazio condiviso per riflettere sulla storia locale e sulle responsabilità che riguardano il futuro delle comunità. Con L’estate spezzata, Mariapaola Vergallito consegna ai lettori un lavoro nato da anni di ricerca e da un coinvolgimento personale profondo. La sua è una scrittura che unisce documentazione e partecipazione, memoria e impegno, con l’obiettivo di tenere insieme il ricordo dei morti e la tutela dei vivi. (Photo Copyright @Enza Doria)

A Casino Padula il pane di Matera racconta la storia di una comunità

A Casino Padula il pane di Matera racconta la storia di una comunità

Al centro dell’incontro il valore delle materie prime, delle filiere corte e del Pane di Matera IGP

Il pane di Matera come alimento, ma anche come memoria, cultura e identità. È stato questo il filo conduttore della presentazione di Il pane di Matera. La nostra storia tra farina e Sassi, il volume di Massimo Cifarelli e Rosanna Roselli, svoltasi sabato 12 settembre a Casino Padula, a Matera. L’incontro ha riunito gli autori, l’editore Vito Epifania, il professor Giovanni Caserta, i rappresentanti di Slow Food Matera, con Elena Baldassarre tra i presenti in rappresentanza dell’associazione, e gli organizzatori dell’Associazione Quartiere Agna-Le Piane, rappresentata da Gianni Trentadue. La presentazione è stata l’occasione per ripercorrere il significato profondo di un prodotto che appartiene alla vita quotidiana dei materani e che, nel tempo, è diventato uno dei simboli più riconoscibili della città dei Sassi. Attraverso il libro, il pane è stato raccontato come il risultato di un rapporto antico tra territorio, lavoro, saperi artigianali e comunità. Il volume nasce dall’esperienza di Massimo Cifarelli, panettiere di terza generazione, e dalla scrittura condivisa con Rosanna Roselli. La storia familiare degli autori attraversa il Novecento materano e parte dai forni dei Sassi per arrivare al quartiere di Piccianello, dove la tradizione della panificazione continua a vivere. Il forno di famiglia diventa così non soltanto un luogo di produzione, ma un crocevia di relazioni, racconti e pratiche tramandate di generazione in generazione. Nel corso dell’incontro è stato sottolineato come il Pane di Matera nasca da ingredienti semplici ma inseparabili dal contesto in cui vengono utilizzati: la semola rimacinata di grano duro, l’acqua, il lievito madre e il sale. La qualità del prodotto, tuttavia, non dipende soltanto dalla ricetta, ma anche dal clima, dalla terra, dalla disponibilità delle materie prime e dalla competenza di chi lavora l’impasto. Da qui il richiamo al valore del grano locale e alla necessità di ricostruire un rapporto più consapevole tra agricoltura, molitura, panificazione e consumo. Il pane, è stato evidenziato, non arriva sulla tavola come un prodotto anonimo: porta con sé una filiera, un paesaggio, un patrimonio di gesti e una responsabilità verso il territorio. Particolare attenzione è stata dedicata al tema delle filiere corte, considerate uno strumento fondamentale per valorizzare le produzioni locali, garantire maggiore tracciabilità e sostenere agricoltori, mugnai e panificatori. Il percorso descritto nel libro mostra infatti l’importanza di mantenere un collegamento diretto tra il campo di grano, il mulino e il forno, restituendo centralità alle varietà cerealicole e alle competenze che rischiano di perdersi. In questo contesto, il riconoscimento del Pane di Matera IGP – Indicazione Geografica Protetta è stato presentato come un passaggio decisivo per tutelare l’identità del prodotto e fissarne le caratteristiche. Il disciplinare di produzione, costruito con il contributo di operatori del settore e studiosi, definisce gli elementi che rendono riconoscibile il Pane di Matera: dalle materie prime alle modalità di lavorazione, dalla forma alle caratteristiche organolettiche. L’IGP non è stata quindi considerata soltanto come una certificazione commerciale, ma come uno strumento di tutela di una storia collettiva. Il marchio racchiude il lavoro di chi ha contribuito a difendere la ricetta e la specificità del pane materano, collegando la qualità del prodotto alla dignità del lavoro e alla salvaguardia delle produzioni del territorio. Il professor Giovanni Caserta ha contribuito a riportare il discorso dentro la storia di Matera, dei suoi Sassi e delle trasformazioni che hanno interessato la città. La vicenda del pane si intreccia infatti con quella degli antichi rioni rupestri, dei forni di quartiere, delle famiglie e dei cambiamenti sociali che hanno accompagnato l’abbandono dei Sassi e la nascita dei nuovi quartieri. Il libro ricorda come, in passato, le famiglie preparassero grandi forme di pane destinate a durare per giorni. La panificazione era un’attività faticosa e rituale, scandita dai tempi dell’impasto, della lievitazione e della cottura nel forno a legna. Il pane rappresentava nutrimento, risparmio, organizzazione della vita domestica e condivisione tra vicini. La riflessione si è poi spostata sul presente e sulle sfide che riguardano il settore. Difendere il Pane di Matera significa preservare un sapere manuale, ma anche interrogarsi sulla provenienza del grano, sulla qualità delle farine, sulla sostenibilità delle produzioni e sulla possibilità di creare economie locali più solide. La presenza di Slow Food Matera ha rafforzato il confronto su questi temi, evidenziando il valore di una cultura alimentare fondata sulla conoscenza delle materie prime, sul rispetto dei tempi naturali, sulla tutela della biodiversità e sulla consapevolezza dei consumatori. Elena Baldassarre, insieme agli altri rappresentanti presenti, ha portato all’incontro la sensibilità dell’associazione verso le produzioni buone, pulite e giuste e verso la difesa dei patrimoni gastronomici locali. Per l’Associazione Quartiere Agna-Le Piane, rappresentata da Gianni Trentadue, l’iniziativa ha costituito un momento di valorizzazione della memoria e dell’identità materana. Promuovere un libro dedicato al pane significa infatti riconoscere il ruolo dei quartieri e delle associazioni nella conservazione delle tradizioni e nella costruzione di occasioni di partecipazione. Il pane di Matera. La nostra storia tra farina e Sassi non è soltanto un libro sulla panificazione. È un viaggio che parte dal chicco di grano e arriva alla pagnotta, attraversando la storia della città, il lavoro dei fornai, il ruolo delle famiglie e la trasformazione di un alimento quotidiano in un simbolo culturale. Attraverso il racconto degli autori, il pane viene restituito alla sua dimensione più autentica: un bene condiviso, capace di unire passato e futuro, tradizione e innovazione, manualità e conoscenza. Un prodotto che, grazie all’IGP, rappresenta oggi un punto di riferimento della filiera agroalimentare lucana e un ambasciatore dell’identità di Matera nel mondo. La presentazione di Casino Padula ha confermato così che parlare di pane significa parlare di territorio. Significa discutere di agricoltura, lavoro, qualità, sostenibilità, memoria e futuro. E significariconoscere che dietro ogni pagnotta ci sono mani, competenze e una storia che merita di essere conosciuta e tutelata. (Photo Copyright @Enza Doria)

Barone per un giorno, a Miglionico il romanzo diventa occasione di confronto sui temi del presente

Barone per un giorno, a Miglionico il romanzo diventa occasione di confronto sui temi del presente

Giuseppe Dalessandro ha presentato la seconda indagine del reporter Luca Laudadio nell’Auditorium del Castello del Malconsiglio, dialogando con la direttrice editoriale Gabriella Lanzillotta e il sindaco Giulio Traietta.  A guidare l’incontro il giornalista Donato Mastrangelo. Non soltanto la presentazione di un libro, ma un confronto ampio sulle inquietudini e sulle trasformazioni della società contemporanea. È questo il tratto che ha caratterizzato l’incontro dedicato a Barone per un giorno. Le indagini di Luca Laudadio, professione reporter, il romanzo di Giuseppe Dalessandro presentato mercoledì 9 settembre 2026 nell’Auditorium del Castello del Malconsiglio di Miglionico. Nel corso dell’appuntamento, promosso da Altrimedia Edizioni in collaborazione con il Comune di Miglionico, l’autore ha dialogato con la direttrice editoriale Gabriella Lanzillotta e con il sindaco Giulio Traietta, sotto la guida del giornalista Donato Mastrangelo. Partendo dalla trama e dai personaggi del libro, la conversazione si è progressivamente allargata alle questioni sociali e geopolitiche che attraversano il nostro tempo. La narrativa è diventata così il punto di partenza per un approfondimento sull’emergenza sociale, sulla disoccupazione, sulla precarietà lavorativa, sull’emarginazione delle persone più fragili e sul bisogno di sicurezza avvertito dalle comunità. Pubblicato da Altrimedia Edizioni, Barone per un giorno è la seconda indagine del reporter Luca Laudadio, già protagonista di Teorema Boikena. Il nuovo romanzo può essere letto come una storia autonoma, ma prosegue anche il percorso umano e professionale di un personaggio chiamato, ancora una volta, a cercare la verità sui fatti mentre prova a fare chiarezza dentro di sé. Dopo sei mesi trascorsi lontano dal proprio paese e dai ricordi di una relazione conclusa dolorosamente, Luca torna a casa. Ad attenderlo trova un misterioso omicidio consumato durante una rievocazione storica. Con il suo intuito giornalistico e con l’aiuto del fidato maresciallo Nicola Melucci, si muove tra indizi, contraddizioni e dinamiche di una piccola comunità nella quale tutti sembrano conoscersi, ma non tutto è come appare. La struttura investigativa, tuttavia, rappresenta soltanto uno dei livelli dell’opera. Barone per un giorno si presenta anche come un romanzo sociale, capace di utilizzare la vicenda criminale per osservare le fragilità individuali e collettive: il disagio economico delle famiglie, la marginalità, la solitudine, le dipendenze, lo spopolamento dei piccoli centri e la progressiva perdita di servizi nelle aree interne. Nel libro trovano spazio le condizioni degli immigrati, la desertificazione giovanile, la chiusura di presidi essenziali e le difficoltà occupazionali. Sono temi che interrogano direttamente il ruolo del giornalismo e la sua capacità di raccontare non soltanto i fatti di cronaca, ma anche i processi meno visibili che modificano la vita quotidiana delle persone. Durante la presentazione, il confronto ha messo in relazione la dimensione locale con quella internazionale. L’esperienza di Luca Laudadio come inviato in Ucraina ha aperto una riflessione sulla guerra, sulle sue conseguenze umane e psicologiche e sulle condizioni di precarietà geopolitica nelle quali vive l’Europa. L’attenzione si è soffermata anche sulla radicalizzazione del confronto politico e sull’ascesa delle destre in diverse parti del mondo: dalla crescita dell’AfD in Sassonia alle dichiarazioni e alle provocazioni politiche di Donald Trump, richiamate come espressioni di un clima nel quale aumentano la polarizzazione, le spinte autoritarie e la difficoltà di costruire uno spazio pubblico fondato sul dialogo. Un altro nucleo importante del dibattito ha riguardato la sicurezza, intesa non soltanto come ordine pubblico o risposta repressiva, ma come condizione che dipende anche dalla presenza delle istituzioni, dal lavoro, dai servizi, dalla scuola, dall’inclusione e dalla tutela delle persone più esposte. In questa prospettiva, le paure collettive non possono essere separate dalle cause sociali che le alimentano. Il sindaco Giulio Traietta, la direttrice editoriale Gabriella Lanzillotta e Giuseppe Dalessandro, sollecitati dalle domande di Donato Mastrangelo, hanno quindi attraversato i diversi piani dell’opera: la costruzione dell’indagine, l’evoluzione del protagonista, il rapporto tra finzione e realtà e la scelta di utilizzare il romanzo come strumento per leggere le contraddizioni del presente. Al centro è rimasta la figura di Luca Laudadio, reporter riservato, leale, talvolta scorbutico e dotato di un forte istinto investigativo. Il suo lavoro lo porta a scavare nelle vite degli altri, ma ogni nuova indagine diventa anche un confronto con le proprie ferite, le proprie paure e il peso delle esperienze vissute, comprese quelle maturate nei territori segnati dalla guerra. L’incontro nell’Auditorium del Castello del Malconsiglio ha mostrato come un romanzo possa superare i confini dell’intrattenimento e trasformarsi in uno spazio di discussione civile. Attraverso il mistero al centro di Barone per un giorno, la presentazione ha restituito una lettura articolata delle fragilità contemporanee, mettendo in relazione la vita delle piccole comunità lucane con i grandi cambiamenti politici e sociali che attraversano il mondo.

La memoria contro l’oblio: a Francavilla in Sinni presentato L’estate spezzata di Mariapaola Vergallito

La memoria contro l’oblio: a Francavilla in Sinni presentato L’estate spezzata di Mariapaola Vergallito

Il volume ricostruisce la tragedia della collina Timpone, che il 26 luglio 1986 provocò otto vittime a Senise. L’incontro di sabato 5 settembre è stato organizzato dal circolo FrancaViva Arci, presieduto da Gaetano Viceconte

Un appuntamento che ha offerto l’occasione per riportare l’attenzione su una delle pagine più dolorose della storia recente della Basilicata. Alla presentazione erano presenti anche Gabriella Lanzillotta e il professore Vincenzo Ciminelli, con delega alla Cultura del Comune di Francavilla in Sinni. Il volume nato soprattutto da un legame personale con quei fatti, come ribadito in occasione dell’incontro dalla stessa autrice che, da cittadina di Senise, era ancora bambina nell’estate del 1986, e che rientrata venti anni dopo in Basilicata, al termine degli studi universitari, ha affrontato per la prima volta quella vicenda da giornalista, collaborando alla preparazione di uno speciale della Tgr e contribuendo all’organizzazione di una mostra fotografica. Da quell’esperienza ha maturato la consapevolezza della necessità di raccogliere e preservare una memoria pubblica della tragedia. Nella prefazione, Renato Cantore, ha definito il lavoro un esempio di autentico “giornalismo civile”: una narrazione che ricostruisce i fatti con rigore, mette al centro cittadini e diritti e prova a contrastare la fase più insidiosa che segue ogni tragedia, dopo il cordoglio e la rabbia, infatti, arriva spesso l’oblio e per evitare che questo accada ancora una volta l’autrice ha scritto “L’estate spezzata”. Così, accanto alla ricostruzione storica il libro, che raccoglie contributi di studiosi e professionisti del settore geologico, diventa il punto di partenza per una riflessione sul dissesto idrogeologico, sulla prevenzione e sulla necessità di tradurre le conoscenze scientifiche in scelte amministrative consapevoli. Le appendici fotografiche completano il percorso documentario restituendo immagini dei luoghi, della tragedia e della comunità senisese. Le fotografie non hanno una funzione puramente illustrativa: diventano parte del racconto e contribuiscono a conservare tracce di esistenze, paesaggi e momenti che appartengono alla memoria collettiva. Il messaggio che attraversa L’estate spezzata è chiaro: ricordare le vittime significa anche ascoltare i segnali del territorio, pretendere prevenzione e custodire le testimonianze affinché le parole “mai più” non restino una formula priva di conseguenze.

Barone per un giorno, la seconda avventura di Luca Laudadio, presentato ad Accettura

Barone per un giorno, la seconda avventura di Luca Laudadio, presentato ad Accettura

Alla Villa comunale, Giuseppe Dalessandro ha dialogato con l’editore Gabriella Lanzillotta sul nuovo caso del reporter Luca Laudadio, tra indagine, ritorni e contraddizioni delle piccole comunità

Una serata dedicata alla letteratura, all’indagine e alle dinamiche sociali delle comunità dell’entroterra. Sabato 29 agosto 2026, nella Villa comunale di Accettura, è stato presentato “Barone per un giorno. Le indagini di Luca Laudadio, professione reporter” il nuovo romanzo di Giuseppe Dalessandro pubblicato da Altrimedia Edizioni. Dopo i saluti istituzionali e l’introduzione della consigliera comunale con delega alla Cultura, Marika Loscalzo, l’autore ha dialogato con la direttrice editoriale Gabriella Lanzillotta, accompagnando il pubblico alla scoperta della genesi dell’opera, dei suoi temi e del protagonista Luca Laudadio. Il confronto ha permesso di mettere in luce la duplice anima del libro. Barone per un giorno è un romanzo investigativo, costruito attorno a un omicidio consumato durante una festa di paese e una rievocazione storica, ma è anche un romanzo sociale. Il caso criminale diventa infatti il punto di partenza per osservare una comunità attraversata da tensioni, segreti, ambizioni, fragilità e legami difficili da sciogliere. Al centro della narrazione torna Luca Laudadio, giovane reporter d’inchiesta già protagonista di Teorema Boikena. Dopo sei mesi trascorsi lontano dal proprio paese e dai ricordi di una relazione conclusa tra incomprensioni e silenzi, Luca rientra nei luoghi da cui era partito. Ad attenderlo trova un nuovo delitto, avvenuto nel cuore di una manifestazione collettiva che, dietro la spettacolarità dei costumi e della rievocazione, lascia emergere le contraddizioni della vita locale. L’indagine condotta da Luca, insieme al fidato maresciallo Nicola Melucci, si sviluppa così su più livelli. Alla ricerca del responsabile si affianca quella, più intima, di un uomo costretto a confrontarsi con le proprie ferite, con il significato del ritorno e con la distanza tra ciò che era prima di partire e ciò che è diventato. Il giornalismo investigativo rappresenta per il protagonista uno strumento per avvicinarsi alla verità, ma anche un modo per continuare a interrogare sé stesso. Nel dialogo tra Dalessandro e Lanzillotta è emersa proprio la capacità del romanzo di utilizzare il mistero per raccontare altro: le relazioni tra gli abitanti, il bisogno di riconoscimento, il peso delle apparenze, la solitudine e le difficoltà dei piccoli centri. La comunità non costituisce semplicemente lo sfondo dell’indagine, ma assume il ruolo di un personaggio collettivo, con le proprie memorie, i rituali, le divisioni e il desiderio di resistere alle partenze e alle tentazioni di altrove. La rievocazione storica intorno alla quale prende forma il delitto diventa, in questa prospettiva, una lente attraverso cui osservare la società contemporanea. Dietro l’immagine festosa del paese affiorano rapporti di potere, interessi personali, aspettative economiche, dinamiche politiche e sentimenti privati. Dalessandro costruisce un microcosmo narrativo nel quale realtà e finzione si alimentano reciprocamente, restituendo il ritratto di un territorio riconoscibile pur all’interno di una storia dichiaratamente letteraria. Barone per un giorno può essere letto indipendentemente dal precedente romanzo, ma rappresenta anche una nuova tappa nel percorso umano e professionale di Luca Laudadio; chi ha già incontrato il reporter in Teorema Boikena ne riconoscerà l’inquietudine, il fiuto investigativo, la riservatezza e la ricerca ostinata della verità. Chi comincia da questa storia troverà invece un protagonista complesso, leale e vulnerabile, capace di indagare gli altri mentre prova faticosamente a ricomporre i frammenti della propria esistenza. La presentazione nella Villa comunale ha offerto quindi l’occasione per riflettere sul rapporto tra letteratura e territorio, tra racconto investigativo e osservazione sociale; attraverso il dialogo con l’autore, il libro si è rivelato non soltanto come una storia costruita intorno a un delitto, ma come un viaggio nelle zone più profonde delle persone e delle comunità: quei luoghi nei quali la ricerca della verità, dei fatti come dei sentimenti, finisce sempre per chiedere un prezzo.

A Canna la memoria ritrova voce: presentato il libro di Anita Pitrelli "Cose e cuselle d'u timpe passete"

A Canna la memoria ritrova voce: presentato il libro di Anita Pitrelli “Cose e cuselle d’u timpe passete”

Domenica 9 agosto un incontro dedicato a “Cose e cuselle d’u timpe passete. Canna: la sua cultura, le sue tradizioni, le sue storie”

La presentazione di “Cose e cuselle d’u timpe passete. Canna: la sua cultura, le sue tradizioni, le sue storie” il nuovo volume di Anita Pitrelli, si è rivelato un incontro partecipato, nel quale il libro ha mostrato di non essere  “una semplice” raccolta di pagine dedicate al passato, ma un vero e proprio gesto di cura verso l’identità di una comunità. A dialogare con l’autrice sono stati l’editrice Gabriella Lanzillotta e il sindaco Paolo Stigliano, le letture curate da Vittoria hanno poi restituito alla sala il ritmo, le sonorità e la forza evocativa delle parole custodite nel volume, offrendo al pubblico un accesso diretto alla dimensione poetica e affettiva dell’opera. Il libro, nato da ricordi, riflessioni e ascolto delle voci del paese, è stato un vero e proprio dono che l’autrice ha fatto a se stessa e alla sua comunità di origine. Nella premessa, Anita Pitrelli descrive un itinerario che attraversa luoghi, figure, fatti e sentimenti, riportando alla luce «tempi e mondi dimenticati o perfino perduti». Da questa materia viva prendono forma quattordici componimenti in dialetto, accompagnati dalla traduzione italiana, e un più ampio percorso tra storia locale, usanze, gastronomia, filastrocche, proverbi e lessico cannese. Il dialetto è uno degli elementi più preziosi della pubblicazione: non semplice colore linguistico, ma voce del territorio e archivio di relazioni, gesti e conoscenze. Il volume ricorda come la parlata di Canna sia il risultato di stratificazioni e incontri: alle radici più antiche si affiancano influssi provenienti dal greco, dal latino, dall’arabo e dalle parlate delle regioni vicine. L’appendice lessicale, costruita come una prima campionatura aperta a futuri approfondimenti, rafforza il valore di questo lavoro di conservazione e trasmissione. Tra le pagine affiorano il lavoro contadino e il ciclo delle stagioni, la mietitura, la fiera, la fontana, i giochi dei bambini, l’emigrazione, il focolare domestico, le feste religiose e le tradizioni della tavola. Non è una memoria addolcita o immobile: vi trovano posto la fatica, la povertà, le difficoltà delle famiglie e il desiderio di riscatto che ha attraversato generazioni di cannesi. Proprio per questo il racconto acquista uno spessore collettivo e restituisce la complessità di una piccola comunità del Mezzogiorno. Nel dialogo con Gabriella Lanzillotta e Paolo Stigliano è emersa la funzione culturale di un’opera che unisce testimonianza, ricerca e narrazione., pubblicare e presentare un libro come questo significa riconoscere che la memoria locale non appartiene soltanto a chi l’ha vissuta: è un patrimonio comune, capace di parlare alle generazioni più giovani e di alimentare una più consapevole relazione con i luoghi d’origine. Le letture di Vittoria hanno accompagnato questo passaggio dalla pagina alla voce, rendendo percepibile il legame profondo tra scrittura dialettale e oralità. In esse si è rinnovato quel «paziente ascolto» delle voci degli anziani che l’autrice indica come origine della propria ricerca: un ascolto che salva dall’oblio racconti, modi di dire, immagini e sentimenti. “Cose e cuselle d’u timpe passete” è dunque un omaggio affettuoso a Canna, ma anche un invito a custodire le radici senza rinunciare allo sguardo sul presente. Una pubblicazione che trasforma la memoria individuale in memoria condivisa e restituisce al paese la sua voce, nelle sue parole più antiche e nelle sue storie ancora vive.

A Senise la presentazione de L’estate spezzata di Mariapaola Vergallito: la memoria del Timpone come responsabilità civile e politica

A Senise la presentazione de L’estate spezzata di Mariapaola Vergallito: la memoria del Timpone come responsabilità civile e politica

Si è svolta ieri, 14 luglio, a Senise, la presentazione del libro L’estate spezzata. Storie dalla tragedia della collina Timpone a Senise, 26 luglio 1986 di Mariapaola Vergallito, con foto di Ottavio Chiaradia, pubblicato da Altrimedia Edizioni. L’incontro, organizzato dalla testate giornalista La Siritide in collaborazione con Altrimedia Edizioni, moderato dal giornalista Angelo Oliveto, ha riportato al centro del dibattito pubblico una delle ferite più profonde della comunità senisese e della Basilicata: la frana della collina Timpone del 26 luglio 1986, che causò la morte di otto persone e la distruzione di un gruppo di case di recente costruzione. Al confronto hanno preso parte l’editrice Gabriella Lanzillotta, la presidente dell’Ordine dei giornalisti Sissi Ruggi, il vicepresidente del Consiglio Regionale della Basilicata Angelo Chiorazzo, la sindaca di Senise Eleonora Castronuovo, il professore dell’Università degli Studi della Basilicata Mario Bentivenga e una sedia vuota in ricordo dell’amcio, collega e mentore Renato Cantore (autore dlela prefazione del volume). Nel corso della serata, Gabriella Lanzillotta e Sissi Ruggi hanno sottolineato la necessità che la memoria collettiva, custodita e valorizzata nel libro, non resti soltanto esercizio del ricordo, ma diventi una guida per una politica capace di assumersi la responsabilità di dare risposte non più rinviabili. Una responsabilità che riguarda in modo diretto la Basilicata, regione segnata da un quadro di dissesto idrogeologico diffuso e strutturale come ampiamente sottolineato dagli esperti (geologi e docenti universitari) che la giornalista Vergallito ha coinvolto nella stesura del libro). Il volume di Mariapaola Vergallito nasce da un lavoro che l’ha vista impegnata circa 20 anni durante i quali ha ricostruito la vicenda attraverso la raccolta, puntuale e certosina,di rassegna stampa, interviste e testimonianze. L’obiettivo dichiarato dall’autrice è quello di cristallizzare la storia della frana di Senise, i momenti salienti di quelle ore e di quei giorni concitati, con uno sguardo rivolto al futuro e alla tutela del territorio, senza mai dimenticare il fattore umano. La presentazione ha evidenziato proprio questo doppio registro: da un lato il dovere di restituire voce alle vittime, ai sopravvissuti e alla comunità colpita; dall’altro l’urgenza di trasformare quella memoria in coscienza pubblica, prevenzione e responsabilità istituzionale. L’estate spezzata ricostruisce il contesto della tragedia del Timpone e ricorda come Senise fosse già un territorio segnato da fragilità geologiche e da precedenti fenomeni di dissesto. Nel libro si legge che la frana del 1986 si inserì in una storia più ampia di instabilità del territorio e di scelte urbanistiche che impongono ancora oggi una riflessione seria sul rapporto tra comunità, ambiente e sicurezza. «La memoria non può essere un rito sterile — è il messaggio emerso dall’incontro — ma deve diventare responsabilità: verso chi non c’è più, verso chi ha vissuto quella tragedia e verso le generazioni future». La serata di Senise ha così confermato il valore civile del lavoro di Mariapaola Vergallito: un libro che non si limita a raccontare una tragedia, ma invita a interrogarsi su ciò che resta da fare perché il ricordo diventi impegno concreto, perché le parole “mai più” assumano davvero il loro significato.

SummerBook 2026 chiude con “Tradizione, emozioni e cura di sé”

SummerBook 2026 chiude con “Tradizione, emozioni e cura di sé”

Si è conclusa ieri lunedì 13 luglio la quarta e ultima serata di SummerBook 2026 – promossa da Altrimedia Edizioni in collaborazione con Diotima, Ideama, Dihub e Streamiotica, con il patrocinio del Comune di Matera e la partnership di Ego Italiano e Radio Radiosa – la rassegna culturale promossa da Altrimedia Edizioni nella sede di Via delle Arti 26, a Matera. Una serata intensa e partecipata, dedicata al tema “Tradizione, emozioni e cura di sé”, che ha unito memoria collettiva, racconto del territorio, educazione emotiva e riflessione sulla relazione tra libri, comunità e benessere. Ad aprire l’appuntamento sono stati i saluti istituzionali dell’assessora alla Cultura Simona Orsi che ha sottolineato il valore delle iniziative culturali capaci di generare partecipazione, dialogo e attenzione verso il patrimonio materiale e immateriale della città. La prima parte della serata, alle 19.30, è stata dedicata alla presentazione del volume Il pane di Matera di Massimo Cifarelli e Rosanna Roselli, a cura dell’editrice Gabriella Lanzillotta. Al dialogo ha contribuito il professor Ferdinando Mirizzi dell’Università degli Studi della Basilicata, offrendo una lettura antropologica e culturale del pane come simbolo identitario, rito quotidiano e patrimonio condiviso. Il pane, al centro del racconto, è emerso non solo come alimento, ma come segno profondo di comunità: memoria familiare, gesto tramandato, legame con la terra e con la storia di Matera. Attraverso il volume, il pubblico è stato accompagnato in un percorso che ha restituito al pane il suo valore culturale, sociale e simbolico, mettendo in luce la forza delle tradizioni quando diventano occasione di conoscenza e consapevolezza. Alle 20.30, la seconda parte della serata ha aperto uno spazio dedicato alle emozioni e alla cura di sé con la presentazione di C’era una volta una nuvola di Rossella Acito. L’autrice ha dialogato con l’editrice Gabriella Lanzillotta e con la psicologa Carmen Greco, dando vita a una riflessione delicata e profonda sul mondo interiore, sull’ascolto delle emozioni e sull’importanza di educare, fin dall’infanzia, alla consapevolezza di sé. Il libro ha offerto l’occasione per parlare di fragilità, immaginazione e crescita emotiva, mostrando come la narrazione possa diventare uno strumento prezioso per riconoscere ciò che si prova, dare nome ai sentimenti e trasformare l’esperienza personale in dialogo. Il confronto con Carmen Greco ha arricchito la presentazione con uno sguardo psicologico, evidenziando il valore della lettura come pratica di cura, relazione e accompagnamento.,La quarta serata ha rappresentato una chiusura coerente con lo spirito di SummerBook: un format che non considera il libro un oggetto statico, ma un luogo da abitare, uno spazio da cui far nascere domande, relazioni e percorsi condivisi. Dalla tradizione del pane alla cura delle emozioni, l’ultimo appuntamento ha mostrato come la cultura possa tenere insieme memoria e futuro, radici e trasformazione, comunità e interiorità. Sotto il claim “Finché c’è un libro c’è speranza”, SummerBook 2026 ha confermato la propria vocazione interdisciplinare: costruire occasioni di incontro tra libri, persone e linguaggi diversi, restituendo alla lettura il ruolo di presidio civile, educativo e umano.

SummerBook 2026, la terza serata attraversa le “Carceri visibili e invisibili” e "Giullari, poeti e danze macabre"

SummerBook 2026, la terza serata attraversa le “Carceri visibili e invisibili” e “Giullari, poeti e danze macabre”

La terza serata di SummerBook 2026 – promossa da Altrimedia Edizioni in collaborazione con Diotima, Ideama, Dihub e Streamiotica, con il patrocinio del Comune di Matera e la partnership di Ego Italiano e Radio Radiosa – svoltasi domenica 12 luglio nella sede di Altrimedia Edizioni in Via delle Arti 26, ha messo al centro uno dei temi più profondi e necessari della rassegna: “Carceri visibili e invisibili”e “Giullari, in prima serata, e Poeti e danze macabre” nella seconda parte. Un appuntamento che ha confermato la vocazione di SummerBook come spazio di confronto culturale e civile, capace di usare il libro non come semplice oggetto da presentare, ma come luogo vivo da cui far partire domande, relazioni e percorsi di consapevolezza. La prima parte della serata, alle 19.30, è stata dedicata alla presentazione di Memoria delle carceri di Cesare Cuscianna, vincitore della Sezione Poesia della VIII edizione del Premio letterario nazionale Liberalia “La Città dei Sassi”. A curare l’incontro è stata Gabriella Lanzillotta, direttrice editoriale di Altrimedia Edizioni, che ha accompagnato il pubblico dentro un dialogo sul valore della parola poetica come strumento di memoria, ascolto e responsabilità. L’incontro si è arricchito con l’intervento di DISMA ODV: il presidente Vincenzo Pace, la responsabile della redazione di “S-catenati oltre l’errore” Elena Baldassarre e la componente del Direttivo DISMA ODV, e per l’occasione lettrice di poesie, Lucia De Stefano; una presenza importante che ha portato al centro della riflessione i temi della detenzione e dell’inclusione. La presenza dell’associazione ha dato alla serata una dimensione concreta e sociale, ricordando che parlare di carcere significa interrogarsi non solo sui luoghi fisici della detenzione, ma anche sulle possibilità di reinserimento, dignità, relazione e partecipazione alla vita comunitaria. Il tema delle carceri visibili e invisibili ha permesso di ampliare lo sguardo: accanto alle carceri reali, fatte di muri e cancelli, esistono infatti forme meno evidenti di esclusione, isolamento, stigma e marginalità. SummerBook ha trasformato questa riflessione in un momento di ascolto collettivo, nel quale poesia e impegno sociale si sono incontrati per restituire complessità a un tema spesso rimosso dal discorso pubblico.,Alle 21.00, la seconda parte della serata ha lasciato spazio alla poesia, al racconto e alla favola con E cadde la notte di Maddalena Giordano, esordio letterario dell’autrice. L’incontro è stato moderato da Gabriella Lanzillotta, direttrice editoriale, con la partecipazione di Adele Paolicelli, mediatrice culturale e theatre coach di Officine Eutopia.,Con E cadde la notte, SummerBook ha accolto una voce nuova, capace di intrecciare racconto, lirismo e dimensione immaginativa. La presentazione ha offerto al pubblico un attraversamento poetico della notte non come chiusura, ma come soglia: uno spazio in cui fragilità, memoria e desiderio di trasformazione possono trovare parola.,La partecipazione di Adele Paolicelli, theatre coach di Officine Eutopia, ha aggiunto al dialogo una sensibilità culturale e teatrale, contribuendo a valorizzare il rapporto tra testo, voce e presenza scenica. La poesia è diventata così esperienza condivisa, non solo lettura, ma possibilità di ascolto e di relazione. La terza serata ha confermato uno dei tratti più significativi di SummerBook 2026: la capacità di accostare letteratura, poesia, impegno civile e linguaggi diversi, costruendo un percorso che mette al centro le domande più urgenti del presente. Questa prima edizione di “Summerbook. Finché c’è un libro c’è speranza” si chiude stasera , lunedì 13 luglio, con i temi: Tradizione, emozioni e cura di sé. L’ultima giornata si apre (ore 19:30) con i saluti del sindaco Antonio Nicoletti e la presentazione de “Il pane di Matera” di Massimo Cifarelli e Rosanna Roselli, con il contributo del professore Ferdinando Mirizzi (UNIBAS). La rassegna si chiuderà alle ore 20:30 con “C’era una volta una nuvola” di Rossella Acito, in dialogo con la psicologa Carmen Greco, per una riflessione sulle emozioni e la cura di sé. Sotto il claim “Finché c’è un libro c’è speranza”, la rassegna continua a proporre il libro come presidio di attenzione e responsabilità: uno spazio da abitare insieme, per riconoscere le fratture della società, dare voce ai margini e immaginare nuove forme di comunità.