Domenica 9 agosto un incontro dedicato a “Cose e cuselle d’u timpe passete. Canna: la sua cultura, le sue tradizioni, le sue storie”
La presentazione di “Cose e cuselle d’u timpe passete. Canna: la sua cultura, le sue tradizioni, le sue storie” il nuovo volume di Anita Pitrelli, si è rivelato un incontro partecipato, nel quale il libro ha mostrato di non essere “una semplice” raccolta di pagine dedicate al passato, ma un vero e proprio gesto di cura verso l’identità di una comunità. A dialogare con l’autrice sono stati l’editrice Gabriella Lanzillotta e il sindaco Paolo Stigliano, le letture curate da Vittoria hanno poi restituito alla sala il ritmo, le sonorità e la forza evocativa delle parole custodite nel volume, offrendo al pubblico un accesso diretto alla dimensione poetica e affettiva dell’opera. Il libro, nato da ricordi, riflessioni e ascolto delle voci del paese, è stato un vero e proprio dono che l’autrice ha fatto a se stessa e alla sua comunità di origine. Nella premessa, Anita Pitrelli descrive un itinerario che attraversa luoghi, figure, fatti e sentimenti, riportando alla luce «tempi e mondi dimenticati o perfino perduti». Da questa materia viva prendono forma quattordici componimenti in dialetto, accompagnati dalla traduzione italiana, e un più ampio percorso tra storia locale, usanze, gastronomia, filastrocche, proverbi e lessico cannese. Il dialetto è uno degli elementi più preziosi della pubblicazione: non semplice colore linguistico, ma voce del territorio e archivio di relazioni, gesti e conoscenze. Il volume ricorda come la parlata di Canna sia il risultato di stratificazioni e incontri: alle radici più antiche si affiancano influssi provenienti dal greco, dal latino, dall’arabo e dalle parlate delle regioni vicine. L’appendice lessicale, costruita come una prima campionatura aperta a futuri approfondimenti, rafforza il valore di questo lavoro di conservazione e trasmissione. Tra le pagine affiorano il lavoro contadino e il ciclo delle stagioni, la mietitura, la fiera, la fontana, i giochi dei bambini, l’emigrazione, il focolare domestico, le feste religiose e le tradizioni della tavola. Non è una memoria addolcita o immobile: vi trovano posto la fatica, la povertà, le difficoltà delle famiglie e il desiderio di riscatto che ha attraversato generazioni di cannesi. Proprio per questo il racconto acquista uno spessore collettivo e restituisce la complessità di una piccola comunità del Mezzogiorno. Nel dialogo con Gabriella Lanzillotta e Paolo Stigliano è emersa la funzione culturale di un’opera che unisce testimonianza, ricerca e narrazione., pubblicare e presentare un libro come questo significa riconoscere che la memoria locale non appartiene soltanto a chi l’ha vissuta: è un patrimonio comune, capace di parlare alle generazioni più giovani e di alimentare una più consapevole relazione con i luoghi d’origine. Le letture di Vittoria hanno accompagnato questo passaggio dalla pagina alla voce, rendendo percepibile il legame profondo tra scrittura dialettale e oralità. In esse si è rinnovato quel «paziente ascolto» delle voci degli anziani che l’autrice indica come origine della propria ricerca: un ascolto che salva dall’oblio racconti, modi di dire, immagini e sentimenti. “Cose e cuselle d’u timpe passete” è dunque un omaggio affettuoso a Canna, ma anche un invito a custodire le radici senza rinunciare allo sguardo sul presente. Una pubblicazione che trasforma la memoria individuale in memoria condivisa e restituisce al paese la sua voce, nelle sue parole più antiche e nelle sue storie ancora vive.






