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Maggio 2019

Altrimedia e Coop Alleanza 3.0, buona la prima con Sciannarella a Bari. Il 30 all'Ipercoop di Matera arriva Lara Croft

Altrimedia e Coop Alleanza 3.0, buona la prima con Sciannarella a Bari. Il 30 all’Ipercoop di Matera arriva Lara Croft

La festa della Madonna della Bruna con tutte le sue suggestioni, alla quale è dedicato il racconto “La Madonna della Bruna” di “Tradizioni e speranze”, dell’ultimo volume della trilogia di Francesco Sciannarella “Anime brulicanti”, ha catturato particolarmente il pubblico che venerdì sera a Bari ha partecipato nel Centro Commerciale Mongolfiera di Japigia al primo appuntamento di Altrimedia con l’iniziativa “Il Maggio dei Libri” promossa da Coop Alleanza 3.0.

La storia di Giovannino, un ragazzo materano che è disposto a tutto (anche a lavorare gratuitamente per un tipo losco che possiede però uno splendido cavallo) pur di partecipare alla cavalcata del 2 Luglio, ha suscitato domande e curiosità negli spettatori che, numerosi, hanno seguito il dialogo tra l’editrice Gabriella Lanzillotta e lo scrittore.

Altrimedia e Coop Alleanza 3.0 saranno di nuovo insieme il 30 maggio a Matera alle 19 nel Centro Commerciale Mongolfiera di Matera-Venusio, all’Ipercoop, per presentare, nell’ambito di “Seminar Libri”, il volume di Isabella Marchetta “Quando Lara Croft arrossì. L’ordinarietà straordinaria di un’archeologa”.

Archeologa di professione, l’autrice scrive con spontaneità di se stessa e del suo amore per gli scavi, riuscendo a coinvolgere il lettore con aneddoti, storie e disavventure a lieto fine. Un volume che in dieci episodi – la maggior parte flash di vita vissuta – racconta in presa diretta l’archeologia dei giorni nostri. Non manca l’ironia, la spensieratezza di una quotidianità altra e impegnativa che però ha alla base una passione fortissima che da sempre motiva l’autrice in un’attività lavorativa spesso non a misura di donna. Ciò che emerge è un nuovo modo di concepire l’archeologia, non più disciplina per pochi eletti o per addetti ai lavori ma una materia affascinante.

"Nel nome del pane" alla scoperta delle tradizioni

“Nel nome del pane” alla scoperta delle tradizioni

Pane, timbro, famiglia, tradizioni: sono queste le parole chiave del volume “Nel nome del pane. Segni della cultura agropastorale in Basilicata” (Altrimedia) dell’artista Marianna D’Aquino presentato ieri sera a Matera nella Sala Levi di Palazzo Lanfranchi e definito dai relatori (il prof. Nicola Rizzi che ha firmato un testo presente nel libro, l’editore Vito Epifania e Maria Antonietta Carbone in rappresentanza della direttrice del Polo Museale della Basilicata Marta Ragozzino) “opera d’arte in un’opera d’arte”.

“Questo libro è una riflessione sul filo della memoria. – ha affermato Epifania – Il pane è qualcosa di essenziale che riporta a una simbologia ricca. Ormai stampare un libro è un’operazione diventata banale – ha aggiunto – Come editori cerchiamo qualcosa che sia provocazione, qualcosa di nuovo e che sia legata al territorio: il testo di Marianna ha queste caratteristiche”.

Nel volume sono riprodotti pittoricamente 35 timbri del pane: raffigurano alcuni pezzi conservati nella Collezione Etnografica del Museo Nazionale Archeologico “D. Ridola”; una collezione che comprende anche conocchie (utilizzate per dipanare la lana) cucchiai e stecche da busto.

“Parlando di pane parliamo di un bene primario. – ha sottolineato Maria Antonietta Carbone, responsabile del Museo Ridola – Quello che affronta “Nel nome del pane” è un tema meraviglioso”.

Si tratta di manufatti lignei che raccontano la storia di un popolo che nella sua semplicità ha tramandato questi piccoli oggetti, dal notevole valore artistico e degni di considerazione.

Un tempo, marchiare i pani con le iniziali del capo famiglia, in modo che non si confondessero con quelli di altre famiglie, dal momento che la consistenza della pasta e la pezzatura erano diverse e ciascuno voleva avere la certezza che il proprio pane non fosse scambiato con quello altrui.

L’autrice ha raccontato di aver iniziato la sua ricerca nel 2015: “Ho trovato circa 60 timbri ma mancava ancora qualcosa. Mi hanno aiutato sia il professor Rizzi sia il professor Ferdinando Mirizzi (che ha anche firmato la prefazione del volume, ndr). A ogni timbro ho voluto dare un nome, anche ricordando persone che non ci sono più. La scelta dei timbri presenti nel libro è nata dai soggetti che mi hanno ispirato maggiormente. Ognuno di loro raccontava la storia della città e ogni timbro è stato raccontato in maniera diversa. La mia arte, insomma, si è messa in funzione di questi timbri reinterpretati con occhi da artista”.

Un accurato lavoro, quindi, che ci consente di capire bene non solo il passato ma anche e soprattutto il presente. 

Il professor Rizzi, ricordando gli studiosi che fin dagli anni Cinquanta si sono occupati dei timbri del pane (l’etnologo danese, Holger Rasmussen, che tra il 1953 e il 1955 condusse una ricerca specifica; a “studiare” i timbri del pane furono anche Eleonora Bracco, il prof. Annona, Silvestrini e Spera) ha svelato che la sua non è stata un’esperienza di studio ma un contatto diretto: “I miei genitori avevano un forno e, poiché non volevo andare all’asilo, trascorrevo lì le mie giornate. Ben presto i timbri diventarono i miei giocattoli. Poi, mentre percorrevo la strada dell’istruzione quei timbri iniziarono un altro percorso, verso il Museo Ridola. Il mio è un racconto evocativo perché insieme alla storia dei timbri c’è il ricordo di un qualcosa che non tornerà più”.

Anche l’artigiano Luca Colacicco ha reinterpretato i timbri con pregiati manufatti in legno in vendita con il libro in una confezione speciale.

L’edizione del libro “Nel nome del pane” è bilingue, in italiano e in inglese.

Per amare i pipistrelli bisogna andare oltre le apparenze: presentato a Matera il volume di Pier Paolo De Pasquale

Per amare i pipistrelli bisogna andare oltre le apparenze: presentato a Matera il volume di Pier Paolo De Pasquale

Morbidi orsacchiotti volanti o animaletti assetati di sangue? Dolcissimi o crudeli, da sempre nell’immaginario collettivo evocano però soprattutto ribrezzo, complice anche una certa filmografia che non li ha mai aiutati a essere considerati sotto una luce diversa – il Conte Dracula è stato protagonista di 170 film e sono oltre 600 le pellicole in cui, comunque compare. Eppure, per conoscere davvero i pipistrelli, creature straordinarie, bisogna andare oltre le apparenze. In primis, i chirotteri (è questo il loro nome scientifico) hanno un ruolo ecologico di individui con il loro esercito che si ciba di notte di zanzare e farfalle notturne. Sono un terzo di mammiferi a livello mondiale, le specie italiane (ben 33) sono le più rappresentate anche se poco conosciute.

A loro Pier Paolo De Pasquale, laureato in Scienze Naturali e specializzato nello studio della chirotterofauna, ha dedicato il volume “I pipistrelli dell’Italia Meridionale” (Altrimedia) presentato nella Sala Levi di Palazzo Lanfranchi a Matera in un incontro che, in maniera semplice e coinvolgente, ha svelato aneddoti e curiosità. Al tavolo dei relatori, coordinati da Gianni Palumbo, curatore della collana di Altrimedia Edizioni “Tutta la Terra abitata”, insieme all’autore c’erano Maurizio Gioiosa, Direttore del Museo Provinciale di Storia Naturale di Foggia e Gemma Lanzo, Sindacato nazionale Critici Cinematografici.

Gabriella Lanzillotta, Direttore Editoriale Altrimedia Edizioni, ha ricordato come il volume di De Pasquale abbia contribuito a dare nuovo slancio alla collana “Tutta la Terra abitata”.

De Pasquale ha rimarcato l’importanza di preservare l’habitat dei chirotteri, specie fragilissima ma fondamentale. Anche per Gioiosa è opportuno limitare l’uso dei pesticidi dannosi per i pipistrelli, che si nutrono di insetti.

Gemma Lanzo ha affermato che i pipistrelli, presenti in tutto il mondo in leggende, racconti e poesie sono da sempre associati al buio: “Anche Dante quando si trova a parlare di Lucifero lo descrive sotto la forma di un pipistrello. E poi, nei film, dagli horror di Dario Argento a Lucio Fulci fino a Batman. Di contro, in alcune culture dell’Oriente e del Centro America il pipistrello è venerato. Esopo gli ha dedicato ben tre favole. Non solo, il chirottero ha fatto la fortuna di Strauss: “Il pipistrello” è la sua operetta più celebre.”

Sicuramente, bisogna andare oltre il loro aspetto. Lo sottolineava anche Gianni Rodari, in questi versi ricordati da Palumbo: “Indovina se ti riesce: / la balena non è un pesce / il pipistrello / non è un uccello; / e certa gente, chissà perché, / pare umana e non lo è”.