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2012

LERNER SU CARNITI

LA PREFAZIONE DIGad Lerner al libro di Pierre Carniti, “Dove stiamo andando? Democrazia e lavoro nell’età dell’incertezza”

Non c’è niente da fare: Pierre Carniti era, è, resterà per sempre un sindacalista. Anzi, “Il sindacalista d’assalto” come recita il titolo di una sua biografia pubblicata nel lontano 1976, quando non aveva ancora compiuto quarant’anni, a firma di Claudio Torneo per le edizioni Sugarco, con una bella prefazione di Walter Tobagi. Non è affatto una diminutio sottolinearlo. Al contrario, è l’omaggio più sincero che mi sento di rivolgere a una personalità straordinaria,
per certi versi unica nella storia del movimento dei lavoratori italiani. Un autodidatta di umili origini che ha saputo far tesoro dell’esperienza maturata fin da ragazzo nel mondo degli svantaggiati che attraverso l’organizzazione e la lotta per affermare i propri diritti hanno conseguito non solo un maggior grado di benessere economico e sociale, ma anche dignità e consapevolezza culturale. Ricordo di avere letto all’epoca questa biografia alla quale Carniti
non volle collaborare, perché di carattere schivo e renitente al narcisismo, sviluppando nei suoi confronti un’affettuosa ammirazione che non è mai venuta meno. Negli anni precedenti all’uscita di quel libro le sedi della Fim Cisl erano stati luoghi ospitali e istruttivi per noi studentelli che cercavamo l’incontro più autentico con la comunità operaia e la vita di fabbrica. Lì, senza il filtro dell’ideologia, per tanti di noi si realizzò la scoperta preziosa del lavoro
manuale e dei valori di giustizia sociale che ne promanavano. A distanza di tanti anni, Carniti non può immaginare quanto me ne senta ancora debitore a lui, a Bruno Manghi, a Sandro Antoniazzi, a Franco Castrezzati e, perché no, all’”arrabbiato” Piergiorgio Tiboni che poi avrebbe intrapreso un tragitto diverso di sindacalismo dib base. Senza dimenticare Bepi Tomai delle Acli milanesi. Non credo di offenderlo se dico che ha dato il meglio di sé come sindacalista
perché la politica non avrebbe mai potuto diventare un mestiere affine alla sua indole. Me ne diede una dimostrazione straordinaria quando Bettino Craxi, affascinato dal coraggio rivelato da Carniti nella rottura con la Cgil sul punto unico di contingenza, pensò di ricompensarlo facendolo nominare presidente della Rai. L’equivoco durò pochi giorni: non appena soppesate le condizioni lottizzatorie cui avrebbe dovuto soggiacere, Carniti fu lesto a rassegnare le
dimissioni. Quel “duro” mi piaceva quando rivelava la sua tempra, l’assenza di complessi di inferiorità nei confronti dei potenti con cui doveva trattare. In anni più recenti, quando il mio lavoro mi portò a conoscere vari esponenti della classe imprenditoriale italiana, fu un piacere ma non una sorpresa ascoltare dalla loro viva voce il riconoscimento più bello: non avevano mai incontrato né prima né dopo un negoziatore così abile e snervante, capace di inchiodarli al tavolo
per nottate intere, per poi sorprenderli con smarcamenti, lotta dura, compromessi, nuovi scenari inaspettati. Sempre e solo guardando agli interessi del lavoro dipendente di cui avvertiva la rappresentanza come un dovere assoluto. Lo ha aiutato in questo percorso una concezione originale e nobile della funzione autonoma dell’organizzazione sindacale, controparte non solo degli imprenditori ma anche della politica tradizionale e quindi del sistema politico. In taluni passaggi il sindacato poteva essere costretto ad assecondare delle inevitabili ritirate, pagare anche il prezzo di spaccature al suo interno, determinate per lo più
da interessi di partito, sempre però ricercando l’unità del mondo del lavoro. Perché il sindacalista Carniti non era semplicemente astuto: in sintesi, lo definirei uno studioso dei rapporti di forza dotato di visione strategica dei cicli economici. In lui la tattica è sempre stata al servizio della strategia. Per questo credo che abbia vissuto come una tragedia storica l’occasione mancata dell’unità sindacale, un ripiegamento che i lavoratori italiani stanno ancora pagando duramente.
Perché in una società complessa come la nostra è evidente che la miopia dei gruppi dirigenti confederali, nell’illusione di saper giocare di sponda con le dinamiche conflittuali della politica, ha finito per favorire l’imponente smottamento di quote crescenti di ricchezza nazionale dal lavoro ai profitti e alle rendite. L’acuirsi abnorme delle disuguaglianze di reddito, cui è dedicato il primo saggio di questa raccolta, rappresenta l’esito non scontato ma bruciante di questa occasione perduta. Ricordo che negli anni ruggenti seguiti all’”autunno caldo” del 1969 Carniti veniva apostrofato con un epiteto dispregiativo che
suppongo gli suonasse come un complimento: pansindacalista. Anche la sinistra che a parole, ma non nei fatti, aveva ripudiato la teoria della “cinghia di trasmissione” con cui il sindacato doveva rimanere assoggettato alla visione “superiore” del partito, respingeva come scandalosa l’idea di un’organizzazione dei lavoratori votata a esprimere in proprio una visione della società che andava oltre la tutela degli interessi. Così, all’accusa di pansindacalismo si accoppiava
volentieri quella di spontaneismo. Dove pensate di andare voialtri, da soli, senza una guida dall’alto di chi sa muoversi nelle istituzioni? Il risultato di questa scomunica è sotto gli occhi di tutti. Dapprima si è incrinata la capacità di rappresentanza democratica del mondo del lavoro, e quindi la sua forza contrattuale; per poi rimettere in discussione lo stesso valore della concertazione, sottraendo alle forze sociali lo spazio naturale di formulazione delle regole entro
cui esprimersi liberamente, senza che né il governo né i partiti fossero in grado di realizzare una degna supplenza su terreni che non gli sono propri. Neanche in questo libro Carniti si rassegna al distacco dello studioso. Non rinuncia alla sua militanza per la giustizia sociale, quando si misura con le dimensioni di una crisi globale nella quale il lavoro diviene sempre più precario, subalterno al primato della finanza e al ricatto del debito, fino a rimettere in discussione i fondamenti della democrazia economica e perfino alcuni principi di cittadinanza. Lo soccorrono in questa riflessione gli strumenti culturali appresi fin dalla Scuola Cisl di Firenze, dove giunse ventenne dalla bassa cremonese: lo studio, cioè, delle relazioni industriali, dell’organizzazione del lavoro e delle dinamiche dell’economia internazionale, approfondito senza il filtro di un’ideologia falsamente messianica in cui la Classe viene idealizzata per ridurla nei fatti a strumento di lotta per il potere politico. All’epoca veniva guardata con sospetto la sociologia del lavoro d’impronta anglo-sassone introdotta in Italia da studiosi non marxisti, fatta propria dalla generazione di Carniti. Ma oggi constatiamo che proprio loro – capaci all’epoca di fornire un orizzonte culturale e organizzativo alle nuove leve del lavoro non più imperniato nelle gerarchie tradizionali dei mestieri – hanno tenuto vivi quei valori calpestati dal senso comune dominante, che la sinistra per subalternità e timidezza non ha saputo difendere. Tra questi valori, ne cito uno per tutti: l’egualitarismo. Il pensiero
dominante ne ha tracciato caricature grossolane, quasi che il principio fondamentale dell’aspirazione all’uguaglianza comportasse la mortificazione delle professionalità, la negazione del merito, l’appiattimento salariale, l’istigazione all’ozio. L’esito è sotto gli occhi di tutti: nessuno potrebbe decentemente sostenere che le scandalose disuguaglianze da cui è lacerato il mondo del lavoro, siano il frutto di una leale competizione dei talenti, né tanto meno corrispondano alla tanto richiamata meritocrazia. Concedetemi infine un attimo di cedimento sentimentale, che rimanga come attestato di gratitudine anche se so che Pierre Carniti ne farebbe più che volentieri a meno. Ancor oggi udire la sua voce arrochita dai troppi sigari toscani suscita in me il ricordo emozionato
di comizi bellissimi nella nebbia padana, circondato da migliaia di tute blu con le quali si misurava alla pari, senza bisogno di indulgere alla demagogia, anzi, pronto a riversargli addosso pure le verità scomode; perché non occorreva il filtro di un partito per garantire la confidenza fra il rappresentante e i rappresentati, fatti della stessa pasta.

LE POESIE GUSTOSE DI VALERIO CASCINI

Mangia parole “

ricettario poetico lucano di Valerio Cascini

disegni di Gianni Bergamin

postfazione di Mariano Cirigliano

Altrimedia – Matera -2012

Domenica 9122012 ore 12,30Mangia parole” sarà a tavola a Cascina Caccia, un bene confiscato, oggi simbolo concreto di un cambiamento possibile.

Allora le parole prenderanno il verso, i versi prenderanno posto, e quando i posti saranno occupati le parole si faranno musica e si potrà cominciare .

Ma per bene cominciare bisogna sapere per tempo quanti saremo. Ecco perché con comodo, ma non troppo ( entro il 29112012) è necessario segnalare la vostra presenza (valcas@katamail.com – tel. 011 7723680 )

Gradito un contributo di 15 euro a persona interamente devoluto alla Cascina

Cascina Caccia – Via Serra Alta, 6 – San Sebastiano da Po

MENU “Mangia parole”

Maccaruni u ferretto, patane sfraanate

puparuli cruscki e cavulo a nzalata.

L’utima pasturale chi rice ammenne e bbasta

po roppo tutte quante sulu foglie e pasta.

Roie ficaredde mbuttite cu li nuce

e pirtualle a nzalata ca pure sanno ruci,.

Cipuddine a frittata e puru quedde a rosa

e pi sprucciuliià viscotte a otto cu angunata cosa.

A l’utimo po vene na torta i trenda piani

u primo ca sconza li cuso vocca e mane

Maccheroni al ferretto, patate schiacciate

peperoni “cruschi” e cavolo in insalata.

L’ultima pastorale* dicendo amen e basta

poi dopo mangeremo (nella vita) solo foglie e pasta.

Due fichi secchi imbottiti con le noci

e arance in insalata che pure sono dolci.

Cipolline (lambascioni) a frittata e pure a rosa

e per stuzzicheria biscotti a otto e qualche altra cosa.

Infine una torta almeno di trenta piani

chi la tocca cucite avrà bocca e mani.

*Pastorale: tipico modo dei pastori di cucinare ovini o caprini.

PIERRE CARNITI per Altrimedia Edizioni. In libreria

IN LIBRERIA

 

“Dove stiamo andando? Democrazia e lavoro nell’età dell’incertezza”, raccolta di saggi di Pierre Carniti, a cura di Vittorio Sammarco,

prefazione di Gad Lerner, per i tipi di Altrimedia Edizioni.

Tempi nuovi si annunciano e avanzano in fretta come non mai. E non si sa bene dove conducano. Nel mondo come nel nostro Paese. Ne scorgiamo caratteri e peculiarità, rischi e opportunità, ma se volessimo tracciare un quadro d’insieme, faremmo fatica.

A quest’opera di interpretazione sistematica, ardita e impegnativa, non si nega Pierre Carniti, storico leader sindacale di anni difficili e impegnato in politica a più riprese, ora studioso dei fenomeni e attento osservatore della realtà. Segnata da disuguaglianze, precarietà, ingiustizie globali, delegittimazione delle democrazie, “intollerabili arbitrii”, “prevaricazioni e “denegate condizioni di dignità”. Crisi, dunque, in una parola. Ed è proprio per questo, “tanta parte dei giovani, in tanti paesi del mondo, sentendosi a un punto nodale della storia, non si riconoscono nella società in cui vivono e la mettano in crisi”. La contestano e ne vorrebbero una diversa. Per consentire loro di sperare ancora, di rivalutare – nell’esperienza di vita – parole come lavoro e democrazia.

Con una riflessione puntale e senza edulcorazioni consolatorie Carniti non si astiene da proporre soluzioni, intravedere possibili strade per “correggere il corso delle cose”. Non si lascia andare ad uno sterile “tutto sbagliato, tutto da rifare”. Consapevole che la politica, pur in difficoltà, sia comunque la principale strada per intervenire in modo strutturale nella storia dei deboli e delle vittime.

Queste pagine, allora, sono per chi ancora ci crede, per chi ha voglia di non tirarsi indietro, di capire e di proporre, di conoscere, riflettere e alla fine – magari – agire. Perché, nonostante tutto, i segnali positivi ci sono, e “sono tutti segni del grande cambiamento in atto e del travaglio doloroso nel quale può nascere una nuova umanità”.

ALTRIMEDIA torna Fiera d'esser Libera. Libri, quindi argomenti, e autrici e autori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche quest’anno, dal 6 al 9 dicembre, fra le piccine e meno piccine edizioni indipendenti che parteciperanno alla Fiera Più Libri più Libri – che si terrà nuovamente al Palazzo dei Congressi dell’Eur – troverete Altrimedia Edizioni.

Che non arriva, di certo, a mani vuote. Ma con novità e la forza d’autrici e autori che fanno grande la piccola casa editrice lucana.

Da una Basilicata in difficoltà di lettura, verso la Capitale dalla difficile lettura.

Intanto, aprite le vostre agende per segnarvi l’appuntamento più importante:

Sala turchese, ore 19.00, domenica 9, presentazione del libro di Pierre Carniti, “Dove stiamo andando?”, prefazione di Gad Lerner; coordina il curatore dell’opera, Vittorio Sammarco, relazioni degli economisti Stefano Fassina e Nicola Cacace. Carniti, figura storica del sindacalismo, con “Dove stiamo andando?”, propone una raccolta di scritti che analizza il presente e immagina il futuro.

Allo stand, inoltre, momenti con gli autori. Da Massimo Pecci con “Dalla parte della neve”, Ada Serra con “Relazioni Stato-Chiesa e cultura politica nei paesi a tradizione cattolica: Italia, Spagna, Polonia” a Monica Martinelli con “Alterni Presagi e Fabio Sebastiani con “Officina Italia. La Fiat secondo Sergio Marchionne” a Giancarlo Scala con “Cronache d’antropofagia” e Vincenzo Maida con “La ragazza sui calanchi”.

E le sorprese vi sorprenderanno.

Aspettateci. Vi aspettiamo!

"Un albero di cachi" a Potenza

domenica 7 ottobre 2012 ore 18.00

l’autrice foggiana Carmen Pafundi

presenta 
“Un albero di cachi sono stata“, Altrimedia Ediozni

presso

la Libreria UBIK di via Pretoria

 

Il protagonista è un giovane primario di un “felliniano” reparto di geriatria della capitale. Ma protagonista è anche una donna, anzi no: un cachi. O forse, più onestamente, un’artista e autrice al suo esordio narrativo, Carmen Pafundi.
Domenica 7 ottobre, alle ore 18, presso la libreria Ubik di Potenza, la scrittrice nata in Lucania ma ormai foggiana d’adozione presenta il suo romanzo dal titolo Un albero di cachi sono stata (Altrimedia Edizioni, 2012). Pittrice e scrittrice, come ama semplicemente definirsi, Carmen Pafundi è nota negli ambiti artistici di Capitanata soprattutto per i suoi lavori all’interno di esposizioni e allestimenti d’arte. All’incontro di domenica inoltre, prenderà parte anche il suo editore: lo scrittore e giornalista materano Nunzio Festa.

Un albero di cachi sono stata (Altrimedia Edizioni; collana: I narratori; pag. 153; € 12.00). Zeno De Blasi è un medico geriatra dall’indiscussa professionalità e originalità. Definisce il suo reparto di geriatria di un ospedale romano: un galeone pronto a salpare verso i sogni; i suoi pazienti sono “fanciulli” coi quali si addormenta durante il turno di notte. Mentre è accanto ad Adele, anziana donna vittima di uno scippo, scopre un segreto legato alle loro comuni origini lucane. Ma ha davvero senso questa innata repulsione per i cachi? (dalla IV di copertina).

Carmen Pafundi.  Nativa di Pietragalla, in provincia di Potenza, vive a Foggia dal 1973. Diplomata all’Istituto d’Arte Statale in “Decorazione” e all’Accademia delle Belle Arti in “Pittura”. Nel 1991 espone la sua prima opera con il nome d’arte Pandì: “Io che sognavo di correre, io che sognavo di volare”. Notevole la sua produzione anche a livello letterario, fatta d’inediti, tra poesie, fiabe e racconti.

PRESENTAZIONE a Foggia

Sarà presentato a Foggia, presso la libreria Ubik di piazza Giordano, domenica 16 settembre alle ore 19.00, il romanzo di Carmen Pafundi, “Un albero di cachi sono stata”.

Oltre all’autrice, sarà presente il direttore editoriale di Altrimedia Edizioni, Nunzio Festa.

Al termine della presentazione, è previsto il reading lettarario musicale di Festa, lettura di prosa e poesia, e Gianni Centonze, chitarra.

Da non perdere.

I NOSTRI EVENTI DI SETTEMBRE

Il romanzo “Un albero di cachi sono stata” di Carmen Pafundi, collana i narratori, di Altrimedia Edizioni, pag. 153, euro 12.00.

Sarà presentato a Foggia il prossimo 16 settembre, presso la libreria Ubik, e a Potenza il 7 ottobre.

Nuova consacrazione per "La città della solitudine", di Giorgio Diaz

“La città della solitudine. Lettere d’amore di una sconosciuta”, dell’autore toscano Giorgio Diaz, pubblicato presso Altrimedia Edizioni nel 2010 continua a ricevere riconoscimenti. Il romanzo breve in forma d’epistolario, infatti, ha trionfato per la sezione D (libro edito) al premio letterario “Città di Parole”, organizzato dall’associazione La Città di Murez di Firenze; la premiazione è prevista per il 21 ottobre alle ore 15.00, presso la casa del popolo di san Bartolo di via di san Bartolo a Cintoia, n. 95, Firenze.

Primavera operaia

PRIMAVERA OPERAIA – pagine di esperienze di lavoro” – Matera, martedì 5 giugno 2012,  ore 17.30 – Sala consiliare della Provincia.

Grande giornata per discutere di lavoro e storie di vita nella Sala Consiliare della Provincia di Matera. Verranno presentati tre libri tra i quali il saggio inchiesta “OFFICINA ITALIA. LA FIAT SECONDO SERGIO MARCHIONNE”, di Fabio Sebastiani, prefazione di Maurizio Landini, Altrimedia Edizioni,  (con l’intervento di Piero Di Siena, direttore di “Decanter”)
La giornata, che sarà introdotta dai saluti del presidente della Provincia di Matera, Franco Stella, e coordinata da Paride Leporace, direttore del Quotidiano della Basilicata prevede anche la presentazione di altri due libri: il libro bianco “POMIGLIANO NON SI PIEGA. STORIA DI UNA LOTTA OPERAIA RACCONTATA DAI LAVORATORI”, a cura del circolo Prc Fiat Auto-Avio di Pomigliano d’Arco, Cobas AC Editoriale, premessa di Nunzio Festa, direttore editoriale Altrimedia Edizioni (interventi di Francesco Caruso e Francesco Masi, insegnante);  e il volume “CI VOLEVANO CON LA TERZA MEDIA. STORIA DELL’OPERAIO CHE HA SCONFITTO MARCHIONNE”, di Giovanni Barozzino, introduzione di Maurizio Landini, prefazione di Gabriele Polo, fotografie di Franchino Larotonda, Editori Riuniti Internazionali (interventi di Emmanuele Curti, docente universitario – Alba, Italo Di Sabato, Prc CONCLUSIONI, Prc di Pomigliano, Fabio Sebastiani, giornalista, Giovanni Barozzino, operaio, Piero Di Siena)
Evento organizzato da Altrimedia edizioni in collaborazione con:

  • EDITORI RIUNITI INTERNAZIONALI;
  • FIOM BASILICATA;
  • COBAS BASILICATA;
  • ALTERNATIVA SINDACALE;
  • PRC, ALBA, UNITÀ POPOLARE;
  • COMUNE DI MATERA;
  • PROVINCIA DI MATERA;
  • LIBRERIA DELL’ARCO

IN ARRIVO. Il saggio che spiega le relazioni Stato-Chiesa in Italia, Spagna e Polonia

In libreria dal prossimo 28 maggio, il saggio che analizza le relazioni Stato e la Chiesa Cattolica in Italia, Spagna e Polonia.
Relazioni Stato-Chiesa e cultura politica
nei paesi a tradizioni cattolica:
Itaila, Spagna e Polonia
di Ada Serra
pag. 266
euro 28
collana I saggisti
Altrimedia Edizioni
MATERA – 21 maggio 2012 – Sarà in libreria a partire dalla prossima settimana, l’atteso saggio d’esordio della giovane giornalista romana Ada Serra, “Relazioni Stato-Chiesa e cultura politica nei Paesi a tradizione cattolica: Italia, Spagna e Polonia”, utile a raccontare i rapporiti tra Stato e Chiesa Cattolica in tre Paesi considerati di cultura cattolica.
La ricerca parte dal profilo storico-legislativo per approdare a un’analisi di cultura politica. Dal Concilio Vaticano II agli ultimi Concordati, quest’ultimi analizzati e comparati per una divulgazione più puntuale.
Uno studio che si permette di viaggiare all’interno d’un tema poco trattato, ma sostanziato da letture e rielaborazioni di fonti apprese direttamente nella loro lingua originale. Dai verbali delle sedute parlamentari ai documenti delle conferenze episcopali delle varie nazioni; una mole di nozioni e fasi storiche, materiali dai quali non è possibile prescindere e che sono passati sotto la lente dell’attenzione dell’autrice.
Finalmente una nuova occasione per discutere e riflettere su: laicità, laicismo, multiculturalismo, libertà religiosa. Mettendo al bando luoghi comuni e, soprattutto, pregiudizi.
Un saggio che promette d’incuriosire, far pensare. Che deve far ragionare. Già premiato, in forma inedita, al Premio Letterario “La città dei Sassi”.
Ufficio Stampa Virtuale
di Diòtima srl
per ALTRIMEDIA EDIZIONI
via Ugo La Malfa, n. 47
cap 75100 – Matera
tel. 0835/1971591 – fax 0835/1971594
festa@altrimedia.net – 339/8535455

“È con la Gaudium et Spes, e con altri documenti conciliari che affrontano la tematica dei rapporti con la comunità politica, che ha inizio il nostro percorso di ricerca sullo stato attuale dei rapporti Stato-Chiesa in tre Paesi europei solitamente considerati di tradizione cattolica. Come vedremo nel primo capitolo, benché nei testi del Vaticano II non compaia un riferimento esplicito ai concordati, gli insegnamenti e le disposizioni del Concilio hanno avuto un influsso non irrilevante sulla successiva attività concordataria della Santa Sede e, più in generale, sulla gestione dei rapporti con le autorità politiche degli Stati.” (Dall’introduzione)

INDICE

Introduzione
1. Il Concilio Vaticano II come momento di svolta
nelle relazioni Stato-Chiesa
1.1 La Chiesa e il mondo: la svolta del Concilio
1.1.1 La Gaudium et Spes
1.1.2 La teoria delle relazioni Stato-Chiesa nella
Gaudium et Spes
1.1.3 Convergenza nei valori
1.1.4 Dignitatis Humanae: la libertà religiosa
1.1.5 L’istituzione delle conferenze episcopali
1.1.6 Nomine episcopali
1.1.7 L’ecumenismo
1.2 La politica concordataria alla luce del Concilio
1.2.1 Svolta nella politica concordataria rispetto a Pio XI e Pio XII
1.2.2 Dibattito sulla politica concordataria nel dopo-Concilio:
revisione o superamento?
1.2.3 Nuovi principi di politica concordataria
1.2.4 Riferimenti al Vaticano II nei concordati post-conciliari,
2. Le relazioni Stato-Chiesa nelle analisi politologiche
2.1 La frattura tra Stato e Chiesa
2.2 Il ruolo della religione nei sistemi democratici
2.3 Dimensione religiosa e sistemi partitici
2.4 Chiesa cattolica e terza ondata di democratizzazione
3. Il caso dell’Italia
3.1 Principi costituzionali. La lunga gestazione
dell’articolo 7
3.2 Verso gli Accordi di Villa Madama:
un cammino lungo quarant’anni
3.3 Il contenuto degli Accordi
3.4 Il ruolo della Cei
3.5 La questione della laicita` dello Stato
3.6 Il dibattito post-concordatario: le opinioni
nella Chiesa e nel mondo cattolico
3.7 Il dibattito sul Concordato: posizioni in ambito laico
3.8 La questione dei rapporti tra Stato
e Chiesa cattolica in Italia oggi: un problema aperto
3.9 Guardando al futuro: il progetto di legge
sulla liberta` religiosa e oltre
4. Il caso della Spagna
4.1 Principi costituzionali
4.2 Dal franchismo alla democrazia: verso nuovi accordi
4.3 Contenuto degli Accordi
4.4 Dibattito e opinioni sul Concordato in ambito
ecclesiale e laico
4.5 Legislazione sulla liberta` religiosa e religiosità
in Spagna oggi
4.6 Le relazioni Stato-Chiesa in Spagna: da Aznar
a Zapatero e oltre. La questione della laicità dello Stato
5. Il caso della Polonia
5.1 Fondamenti costituzionali
5.2 Fasi salienti dei rapporti tra Polonia e Chiesa cattolica
durante il comunismo
5.3 Verso il Concordato tra la Santa Sede
e la Repubblica di Polonia
5.4 Contenuti del Concordato,
5.5 Dibattito sul Concordato: riflessioni a livello ecclesiale
e reazioni in ambito laico
5.6 Rapporto tra Santa Sede e Polonia durante
il pontificato di Giovanni Paolo II
5.7 Religiosità in Polonia
5.8 Dialogo ecumenico e relazioni Stato-Chiesa
5.9 Lo stato dei rapporti Stato-Chiesa oggi: tra laicita`
e secolarizzazione. Problemi aperti e nuove questioni
6. Analisi comparata del cleavage Stato-Chiesa
6.1 Elementi di persistenza e constatazioni
di superamento del cleavage tra Stato e Chiesa
6.2 Terza ondata di democratizzazione in Spagna e Polonia
6.3 Processi di democratizzazione e Concordati a distanza
ravvicinata: coincidenza o consequenzialità?
6.4 Relazioni Stato-Chiesa e multiculturalismo
6.5 Rapporti Stato-Chiesa e leggi sulla libertà religiosa
6.6 Costanti richiami al Concilio Vaticano II
6.7 Riferimento ai mass media nei Concordati
6.8 Lunghezza e segretezza dei negoziati: punto
di forza o causa di debolezza?
6.9 La questione della laicità
6.10 ÅsDate a Cesare quel che e` di Cesare
e date a Dio quel che é di Dio
Comparazione sinottica dei contenuti degli accordi
che regolano le relazioni Stato-Chiesa in Italia,
Spagna e Polonia
Conclusione