Il volume ricostruisce la tragedia della collina Timpone, che il 26 luglio 1986 provocò otto vittime a Senise. L’incontro di sabato 5 settembre è stato organizzato dal circolo FrancaViva Arci, presieduto da Gaetano Viceconte
Un appuntamento che ha offerto l’occasione per riportare l’attenzione su una delle pagine più dolorose della storia recente della Basilicata. Alla presentazione erano presenti anche Gabriella Lanzillotta e il professore Vincenzo Ciminelli, con delega alla Cultura del Comune di Francavilla in Sinni. Il volume nato soprattutto da un legame personale con quei fatti, come ribadito in occasione dell’incontro dalla stessa autrice che, da cittadina di Senise, era ancora bambina nell’estate del 1986, e che rientrata venti anni dopo in Basilicata, al termine degli studi universitari, ha affrontato per la prima volta quella vicenda da giornalista, collaborando alla preparazione di uno speciale della Tgr e contribuendo all’organizzazione di una mostra fotografica. Da quell’esperienza ha maturato la consapevolezza della necessità di raccogliere e preservare una memoria pubblica della tragedia. Nella prefazione, Renato Cantore, ha definito il lavoro un esempio di autentico “giornalismo civile”: una narrazione che ricostruisce i fatti con rigore, mette al centro cittadini e diritti e prova a contrastare la fase più insidiosa che segue ogni tragedia, dopo il cordoglio e la rabbia, infatti, arriva spesso l’oblio e per evitare che questo accada ancora una volta l’autrice ha scritto “L’estate spezzata”. Così, accanto alla ricostruzione storica il libro, che raccoglie contributi di studiosi e professionisti del settore geologico, diventa il punto di partenza per una riflessione sul dissesto idrogeologico, sulla prevenzione e sulla necessità di tradurre le conoscenze scientifiche in scelte amministrative consapevoli. Le appendici fotografiche completano il percorso documentario restituendo immagini dei luoghi, della tragedia e della comunità senisese. Le fotografie non hanno una funzione puramente illustrativa: diventano parte del racconto e contribuiscono a conservare tracce di esistenze, paesaggi e momenti che appartengono alla memoria collettiva. Il messaggio che attraversa L’estate spezzata è chiaro: ricordare le vittime significa anche ascoltare i segnali del territorio, pretendere prevenzione e custodire le testimonianze affinché le parole “mai più” non restino una formula priva di conseguenze.








