Nella Sala Sandro Pertini, il libro di Mariapaola Vergallito ha dato vita a un racconto corale sulla tragedia della collina Timpone, intrecciando memoria, responsabilità civile, impegno delle comunità e linguaggio dell’arte
Non è stata soltanto la presentazione di un libro. Quello ospitato nella Sala Sandro Pertini di Latronico è stato soprattutto un incontro con la memoria: quella dolorosa e ancora viva della tragedia che, all’alba del 26 luglio 1986, sconvolse Senise e l’intera Basilicata. Attorno a L’estate spezzata. Storie dalla tragedia della collina Timpone a Senise, 26 luglio 1986, il volume di Mariapaola Vergallito pubblicato da Altrimedia Edizioni, si sono ritrovate istituzioni, associazioni, cittadini e rappresentanti del mondo della cultura. Nel corso della serata, moderata dall’assessora alle Politiche sociali e alle Pari opportunità del Comune di Latronico Maria Filomena Desina, le pagine del libro hanno accompagnato il pubblico dentro una vicenda che non può essere racchiusa soltanto nelle cifre di una catastrofe: otto vittime, famiglie distrutte, abitazioni cancellate e un paese profondamente ferito. Il racconto ha riportato al centro le persone, la loro quotidianità e i piccoli gesti di un’estate che, fino a poche ore prima della frana, sembrava uguale a tante altre.,Ad aprire l’incontro sono stati i saluti dell’amministrazione comunale. Il sindaco di Latronico, Fausto Alberto De Maria, ha richiamato il valore di occasioni capaci di avvicinare le comunità del territorio attraverso la cultura e la condivisione delle rispettive storie. La tragedia del Timpone, pur appartenendo in modo particolare alla memoria di Senise, riguarda infatti tutta la Basilicata e continua a interrogare amministratori e cittadini sul rapporto fra sicurezza, sviluppo e tutela del territorio. È stato poi il racconto di Mariapaola Vergallito a condurre il pubblico nel cuore del libro. L’autrice ha ripercorso il lungo lavoro di ricerca da cui è nato il volume: la consultazione della stampa dell’epoca, le interviste realizzate dal 2006 a oggi, l’incontro con i superstiti e con i familiari delle vittime, il recupero di documenti e fotografie. Un percorso professionale, ma anche profondamente personale, compiuto da una giornalista e cittadina di Senise che ha avvertito la necessità di sottrarre quella storia all’oblio. Vergallito ha spiegato come l’obiettivo non fosse scrivere soltanto la cronaca di una frana, ma restituire un nome, un volto e una voce a chi perse la vita. Nel libro, prima del crollo, ci sono famiglie che preparano una giornata al mare, bambini che giocano, una madre che cura i fiori, un ragazzo che mette da parte i soldi per comprare una fisarmonica e una neonata accolta dall’abbraccio della sorella. È attraverso questi frammenti di normalità che il lettore comprende davvero ciò che la terra portò via quella mattina.,Nel suo intervento, l’autrice ha richiamato anche il lavoro necessario per ricostruire gli allarmi precedenti alla tragedia, le responsabilità umane, la difficile fase dei soccorsi e le promesse che seguirono. La collina Timpone non viene presentata come una natura improvvisamente “maligna”, ma come un territorio fragile i cui segnali avrebbero dovuto essere ascoltati. Da qui uno dei messaggi centrali della serata: la memoria acquista senso quando diventa conoscenza, prevenzione e responsabilità. Enza De Stefano, presidente della Pro Loco di Senise, ha sottolineato il valore del murale realizzato dall’artista Vincenzo Del Vecchio, artista originario di Latronico, che ha raccontato il percorso che lo ha condotto alla realizzazione dell’opera murale La Cura, nata nell’ambito delle iniziative promosse a Senise con la collaborazione della Pro Loco. Il titolo dell’opera è diventato una delle chiavi di lettura dell’intera serata: cura come attenzione verso le persone, custodia della memoria e responsabilità nei confronti dei luoghi che abitiamo. Il suo contributo ha ricordato il lavoro svolto sul territorio per tenere viva la memoria della frana, soprattutto in occasione del quarantesimo anniversario. È emersa la necessità di trasmettere questa storia alle nuove generazioni e di trasformare il 26 luglio in un momento non occasionale di consapevolezza condivisa. Ricordare, in questa prospettiva, non significa riaprire una ferita, ma impedire che le vittime vengano cancellate una seconda volta dal silenzio.,Attraverso il linguaggio delle immagini, Del Vecchio ha mostrato come l’arte possa avvicinarsi anche alle pagine più dolorose della storia senza appropriarsene, offrendo invece uno spazio di elaborazione e condivisione. Il murale non vuole cancellare la ferita, ma renderla visibile e trasformarla in una domanda rivolta al presente. Se il libro ricompone le voci e le storie disperse, l’opera artistica affida quella stessa memoria allo spazio pubblico e allo sguardo della comunità. Il tema della cura ha trovato un ulteriore sviluppo nell’intervento di Addolorata Cantisani, referente di Emergency per il gruppo Lagonegrese. La sua riflessione ha riportato l’attenzione sul valore concreto dell’ascolto, della solidarietà e della responsabilità verso chi attraversa il dolore. Le tragedie mostrano la vulnerabilità delle persone, ma anche la capacità delle comunità di reagire e di costruire legami. La memoria, perciò, non può limitarsi alla commemorazione: deve tradursi in partecipazione, attenzione e impegno civile. Gabriella Lanzillotta di Altrimedia Edizioni ha infine illustrato il significato editoriale del progetto. Pubblicare L’estate spezzata ha voluto dire dare forma stabile a un patrimonio di testimonianze che rischiava di rimanere frammentato. Il libro unisce il rigore della ricostruzione giornalistica alla forza del racconto umano e conserva documenti, immagini e voci utili non soltanto a chi ha vissuto quella stagione, ma anche a chi ne conosce poco o nulla. Nel confronto tra i partecipanti è affiorata più volte una convinzione comune: le catastrofi non terminano nel momento in cui cessano i soccorsi. Continuano nelle assenze, nelle domande senza risposta, nelle ricostruzioni incompiute e nella paura che il ricordo possa scolorire. Per questo il volume di Vergallito non guarda soltanto indietro. La tragedia di Senise diventa una lente attraverso cui osservare la fragilità del territorio italiano, la necessità della prevenzione e il dovere di affidare alla scienza un ruolo centrale nelle scelte urbanistiche e politiche.,La presentazione di Latronico si è così trasformata in un racconto corale, nel quale le parole dell’autrice hanno dialogato con l’impegno delle istituzioni e delle associazioni, con l’esperienza editoriale e con la sensibilità dell’arte. Il pubblico ha potuto conoscere non soltanto la cronaca della frana, ma soprattutto le vite che la precedettero e quelle che, dopo quella mattina, dovettero imparare a proseguire.,Dalla Sala Sandro Pertini è arrivato un invito a non considerare la memoria come un esercizio rivolto esclusivamente al passato. Ricordare la collina Timpone significa interrogare il presente e chiedersi quale responsabilità ciascuno possa assumersi per il futuro. Significa custodire i nomi e le storie, ascoltare i territori e trasformare il dolore in consapevolezza. È forse questo il messaggio più forte lasciato dall’incontro: la memoria non restituisce ciò che è stato perduto, ma può impedire che venga dimenticato. E quando diventa conoscenza, partecipazione e cura, può ancora indicare una strada.







