Carrello

copertina ioRestoAcasa e1586366612815

Come è cambiata la quotidianità nell’emergenza Coronavirus?

La routine completamente stravolta ci ha disorientati tutti. Occorre ritrovare slanci, entusiasmo e capacità di viaggiare… con la fantasia.
Noi di Altrimedia vogliamo provarci insieme a te. Qui potrai trovare contributi dalla quarantena dei nostri autori. Ridiamo, riflettiamo, approfondiamo insieme!

Chiara Gambino

Giovanni Ricciardi

Daniela Lella

Sara Pellicoro

Francesco Sciannarella

Foto face Sciannarella

In questi giorni difficili, in cui ci viene chiesto di rimanere a casa per il bene di tutti, cercando di non pensare a quello che sta accadendo e che ci segnerà per sempre, facendoci entrare, tristemente, nei libri di storia, non possiamo far altro che raccogliere tutta la nostra forza interiore e resistere.

Tutti assieme, stando vicino ai nostri cari, nel rispetto delle indicazioni di legge, recuperando almeno in parte il senso di quello che un tempo era chiamato focolaio domestico, cogliamo l’occasione per riscoprire il piacere di un buon libro, il piacere della carta stampata tra le dita e perché no… anche il piacere di conoscere la vita della gente che un tempo animava la vita nei Sassi di Matera. Esseri umani che hanno conosciuto periodi difficili come questo, nonostante la loro quotidianità fosse già fatta di enormi sacrifici, ma questo non gli ha mai fatto perdere il vero significato di valori importanti come la casa, la famiglia e i rapporti umani.

Vi invito, quindi, alla lettura della mia trilogia “Anime brulicanti”, una raccolta di nove racconti, tre per ogni volume, più un decimo che fa da cornice a ognuno di essi, con uno spirito un po’ teatrale. E allora… buona lettura e… restiamo a casa!

Michele Lamacchia

michele-lamacchia-1728x800_c

Vado a fare la spesa, oggi pomeriggio. Credevo di sbrigarmi, così non metto nemmeno un cappotto, ma un giacchetto leggero. Invece ci metto un’ora. Un’ora solo per superare la soglia. Un’ora in cui prendo un freddo della Madonna in un parcheggio dove decine di pellegrini con maschera e guanti, in piedi come candele a sciogliersi, fingono di non vedersi in attesa del proprio numerino.
Credo che un autore sia una persona normalmente abituata a gestire i problemi e a cercare le soluzioni. Non sarebbe possibile, altrimenti, governare la grande moltitudine di vite dei propri personaggi né riuscire a sistemare i guai che questi creano ogni giorno, con tutte le loro variabili. Ma è accaduto l’imprevedibile: quello che è venuto meno sono stato proprio io. Avevo fatto tutta una serie di considerazioni che andavano dalla gestione delle provviste, alla possibilità di fare finalmente un vero, grande riordino alla Marie Kondo, a rimettere mano al romanzo a cui sto lavorando da tre anni e che, per un motivo o per l’altro, tengo sospeso. E poi leggere, recuperare tutti quei libri parcheggiati in terza fila sugli scaffali. E invece. E invece mi trovo in coda, invece sono qua in attesa di dovermi occupare di altri scaffali.
È il mio turno, entro e comincio a girare veloce, per tornare subito dalle mie ragazze, attento a non toccare troppo la roba con questi guanti potenzialmente contaminanti. Le persone aspettano impazienti finché non ti sposti dal loro scaffale dove ci sta il loro caffè, perché un metro è un metro, tutti lo sanno e tutti lo rispettano, ti guardano dietro le loro mascherine, guai a chi supera il gap o rischia di farlo: partono occhiate di fuoco (o di ghiaccio, in base al tipo di cattiveria) sbuffi che fanno vibrare le piccole fasce azzurre o bianche, a palla o a piramide, a fazzoletto o a sciarpa, con o senza filtro.
«Mi scusi, signora…» mi sposto subito. Mentre corro a cercare la farina di mais, una di quelle cose che non si trova mai a meno che tu non chieda ai commessi, prendo a chiedermi quanto durerà tutto questo, quanto dovremo tentennare davanti a questa o a quella confezione, pensando a chi l’ha toccata prima di noi, se era o meno attento come sei tu, se tutti seguono le tue stesse procedure, se hanno le tue accortezze, se torneremo a non doverci accontentare di decifrare i sentimenti delle persone attraverso un piede che batte o la curva delle sopracciglia piegate verso il basso al centro delle fronte o BUM! colpisco qualcuno con un braccio, forte. Forte perché io stesso quasi perdo l’equilibrio.
«Scusa io…!» sono mortificato, mi sono perso nei cazzo di pensieri.
Lei apre una mano, facendo segno “Aspetta”. Si abbassa la mascherina. Sorride.
E ho sentito Aristotele che mi dice: «Se c’è una soluzione, perché ti preoccupi? E se non c’è una soluzione, perché ti preoccupi?»
Torno a casa, torno ai sorrisi delle mie figlie che mi credono incrollabile, torno a guardare gli iris che si aprono in giardino, la gatta che si arrampica e il vecchio di fronte che, da dietro la finestra con la mascherina in faccia, grida ai passanti: «Non devi usciiire!»

Rocco Carella

“Speranze, sogni, rimpianti, paure, progetti… Come è cambiata la quotidianità nell’emergenza Coronavirus?

Questa risposta necessita di una premessa, e cioè se tutto ciò fosse accaduto in una fase precedente della mia vita la mia risposta sarebbe stata molto differente, e a tinte decisamente più fosche. Ora invece, in questo periodo più maturo della mia esistenza, ho imparato a prendere le cose diversamente, e ad assecondare gli eventi, in particolare quando essi sono di portata tale da render vano ogni nostro forzo. Tutto ciò può esser interpretato come rassegnazione, ma lo diventa davvero solo se nel profondo si rinuncia ai propri sogni, a quel fuoco giovanile, e a quella capacità di sorprendersi tipica della fanciullezza. E questo non è il mio caso. C’è un altro aspetto che poi non mi ha destabilizzato più di tanto in questa emergenza: la solitudine non mi spaventa, affatto. Anzi spesso la ricerco e ne ho bisogno, come per disintossicarmi dalle tossine di questa società e dagli stereotipi (spesso fatui, inutili) che pretende di imporre. Poi ci sono gli aspetti positivi, tipo aver più tempo per leggere, cosa che adoro (da quando è iniziata l’emergenza sto divorando classici, saggi, romanzi…), nonché per suonare e ascoltare musica.

A livello generale invece, sperando che l’umanità possa superare presto questa prova difficile, credo che però si renda necessario un nuovo approccio all’esistenza, che abbia maggiormente a che fare con l’equilibrio, con il rispetto, con il senso della misura. Aspetti che troppo spesso l’uomo dimentica preso dai suoi vari deliri di onnipotenza, e che probabilmente hanno contribuito a creare questa drammatica situazione.

Pier Paolo De Pasquale

Francesco Sciannarella

Rossella Montemurro

Rocco Carella