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L’Italia come l’impero romano, implosione da culle vuote e zero migration

L’Italia come l’impero romano, implosione da culle vuote e zero migration

di Nicola Cacace

Un saggio dello storico francese Michel De Jaeghere sta mettendo in crisi le vecchie tesi sulla caduta dell’impero romano che, secondo molti storici era stata colpa del cristianesimo e che invece è da attribuire principalmente alla denatalità . Il libro ha aperto un dibattito in Francia sulle vere cause della crisi imperiale romana e soprattutto con le somiglianze all’Europa di oggi. Il libro, recensito tra l’altro in maniera entusiastica dall’accademico francese D’Ormesson, sostiene che la causa principale del collasso di Roma, passata da un milione di abitanti ai tempi di Augusto ai ventimila del V secolo, sia stata la denatalità, insieme ad altre cause, certamente, tra cui la trasformazione dell’Elite romana da guerriera e militare a terriera e latifondista, più interessata ai piaceri che alla difesa dell’Impero, che considera comunque eterno e comincia a non fare figli. A un certo punto i romani capirono che la denatalità preannunciava il disastro dell’impero, tanto che cercarono di porvi rimedio con i pannicelli caldi, ad esempio vietando l’aborto ai loro schiavi. La misura non bastò certo ad arrestare il fenomeno e Roma in pochi secoli si avviò alla sua fine. Il calo generale delle nascite ridusse le capacità militari e la sicurezza, da qui il fallimento dell’impero. È quello che De Jaeghere definisce “demographie du declin”, molto simile all’Europa di oggi e soprattutto all’Italia che con 1,3 figli per donna, è la peggiore d’Europa nella denatalità. A differenza della Francia tra i pochi paese europei, insieme alla Svezia, ad aver rilanciato la natalità con molti provvedimenti pro family, asili e suole gratuite, bonus neonati, defiscalizzazione imposte, etc.. Come sarà l’Italia nel 2050 persistendo gli attuali bassi tassi di natalità e nell’ipotesi “zero migration” perseguita dai partiti xenofobi e auspicata da un numero crescente di cittadini?

Popolazione italiana al 2050, ipotesi zero migration

popolazione 2015 (000) popolazione 2050 (000) variazioni (000)     Eurostat                 60.795                              51.500                         -9.295     –

0-59 anni             43.832                             33.000                       -10.832

60 anni e +         16.963                               18.500                       +1.537

M.Livi Bacci               60.795                               46.123                     -14.670

0-59 anni             43.832                               27.388                       -16.444

60 anni e +         16.963                             18.735                         +1.774

Fonti, Eurostat , Massimo Livi Bacci, lezione all’Università di Verona, 10/10/2016

Esistono analisi di autorevoli Organismi internazionali, ONU ed Eurostat, nonché di autorevoli statistici, tra cui Massimo Livi Bacci, che hanno analizzato gli effetti a medio termine di una Italia a bassa natalità e che chiuda le porte ai migranti. I risultati di queste previsioni al 2050 , riportate in tabella, sono a dir poco catastrofiche. Esse configurano un Paese con almeno dieci milioni di cittadini in meno, un paese fatto sempre più di “vecchi” con una forza lavoro potenziale sempre più ridotta e soprattutto con un rapporto così scompensato tra giovani ed anziani da precludere ogni corretto funzionamento dell’economia produttiva e dello Stato sociale.

Secondo Eurostat la popolazione al 2050 si ridurrebbe di più di 9 milioni e quel che è peggio, la riduzione di popolazione verrebbe da una contrazione drastica della popolazione più giovane, 0-59 anni e da un aumento della parte anziana, 60 anni e più. A risultati analoghi arriva l’analisi dell’Onu, mentre il prof. Livi Bacci è ancora più pessimista. Ad emigrazione zero la popolazione al 2050 si ridurrebbe di quasi 15 milioni con un ulteriore aumento degli anziani, 1,7 milioni ed una riduzione ancora più drastica della popolazione più giovane, -16,4 milioni. L’età media della popolazione passerebbe da 45 a a 53 anni, un record mondiale incompatibile con ogni ipotesi di gestione equilibrata di un paese sia per l’economia produttiva che per il Sistema sociale. I Comuni in via di spopolamento, già oggi il 40% del totale aumenteranno: “4.000 Comuni italiani su 8000 rischiano di diventare città fantasma”. Un effetto non secondario di una popolazione anziana è la bassa crescita economica. Il Pil è all’80% consumi ed è noto che i consumi degli anziani, abitazioni, alimentari, abbigliamento, viaggi, cultura, etc., eccetto quelli sanitari, sono la metà di quelli dei cittadini più giovani. Il motivo principale per cui, dal 2000 al 2015, i paesi industriali a crescita più bassa sono stati Giappone ed Italia, è legata proprio al fatto che essi son i paesi più vecchi del mondo, rispettivamente 46 anni e 45 anni di età media. L’altro grande paese industriale più vecchio per la bassa natalità è la Germania, che però, con una politica delle immigrazioni più aperta –gli stranieri sono il 15% in Germania, il 9% in Italia e quasi zero in Giappone-ha ottenuto risultati economici migliori in termini di Pil, export, occupazione, etc..

L’atteggiamento generalmente ostile dei cittadini verso il fenomeno migrazioni, deriva anche dal fatto che partiti e movimenti xenofobi soffiano sui sentimenti di paura e di odio e che le informazioni che ricevono sono incomplete e distorte. Purtroppo i cittadini ricevono solo le informazioni negative sulle problematiche migranti, quelle oggettive alimentate da problemi reali e dalle inefficienze dell’organizzazione pubblica dei flussi e quelle soggettive gonfiate ad arte da Lega e movimenti xenofobi, nessuno spiega ai cittadini che l’Italia che fa sempre meno figli (anche nel primo semestre di quest’anno le nascite sono diminuite), senza immigrati, sarebbe un paese fantasma avviato a morte certa, proprio come l’Impero romano.

 

 

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