Non voglio piangere più

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“Le giornate erano sempre più incerte. Non potevo fare programmi, io! Tanto meno la mia famiglia. Le mie emicranie sorgevano improvvisamente e mi paralizzavano per tutto il resto del giorno. A volte riuscivo a individuare cosa scatenasse il mio mal di testa o cosa lo facesse aumentare (fumo di sigaretta, musica ad alto volume, ansia, stress, odori troppo forti, giornate colme di pensieri, ecc.). Altre volte, invece, quali potessero esserne le possibili cause proprio non si capiva. Quasi sempre il sabato e la domenica erano giorni vulnerabili. Come pure le feste (matrimoni, compleanni, ecc.) gremite di fumatori e con la musica che ti penetrava violentemente nella testa. Poveri i miei genitori! Si rovinavano i momenti migliori, quando avrebbero potuto divertirsi, rilassarsi. Ed invece erano lì con me, o a tenermi la fronte, a reggermi nel bagno, o a passarmi dei fazzoletti dopo che avevo rimesso”.