Le fave di S. Ignazio

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“Consegno queste ‘fave’ al giudizio e alla pazienza altrui. In esse non vi è nessun intento moralistico, ma solo un modesto monito sull’ambivalenza della vita. Da un lato la comicità, e dall’altro la tragedia. Per questo vale bene questa oscura espressione osco-atellana: U’ nivr t’è carus.
A parere del sottoscritto è forse una delle più belle espressioni mai formulate, anche se in una lingua oscura, sconosciuta e scomparsa. Il dualismo è evidente nella medesima espressione. Nivr t’è caruso (probabile traduzione “che ti possano, ma cosa hai combinato?!”). Rimprovero a fin di bene. U’ nivr t’è carus (probabile traduzione “che ti possano uccidere, ti deve venire un nero più nero della mezzanotte”). Qui è la maledizione. Ipotesi suffragata da tradizione orale. Ora nelle mie fave e in altri miei scritti il dualismo è sempre presente. Vale a dire il bene e il male, il bello e il brutto, il comico e il tragico, il serio e il faceto…, una specie di ossimoro esistenziale che mi persegue. A tutti quelli che si barcamenano in un quotidiano conflitto sono consegnate queste fave.