La città possibile

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“Occorre quindi guardare alle aree rurali in termini di totale salvaguardia, partendo dall’intervento sul problema dei rifiuti ovvero differenziando, compostando e riciclando tutto quello che è possibile, e promuovendo il consumo di prodotti per cui sia prevista, già in fase di creazione, la possibilità del riutilizzo e del riclico. Salvaguardia che deve comprendere sicuramente le aree di interesse naturalistico, che possono costituire anche fonte di lavoro e di guadagno per un tipo di turismo ambientale consapevole e responsabile, oltre che rappresentare una sponda al problema delle emissioni nocive in atmosfera.Salvaguardia per le aree della produzione agricola. Dopo decenni di miope sfruttamento produttivista intensivo, con l’alterazione degli ecosistemi e l’inquinamento di terre e acque a causa dell’uso di sostanze dannose e di tecniche distruttive, ci ritroviamo ancora una volta nello stesso “teatro”, con gli stessi burattinai che muovono i fili per produrre cibo avvelenato che genera malattie e medicine appropriate che curano solo in parte quelle malattie, in una spirale perversa che è funzionale solo a un interesse economico. La terra dovrebbe ritornare a vivere nei suoi equilibri naturali, attraverso i sistemi e le tecniche dell’agricoltura naturale, biologica e biodinamica, per rispettarla come organismo vivente, per proteggere la sua salute, che è essenziale per la nostra salute, e quindi per la nostra vita. Considerando poi che le campagne hanno subito il forte attacco e la conquista da parte del sistema agro-industriale anche a causa del loro spopolamento, occorrerebbe ripensare alla possibilità di abitarle e di viverle, non solo in termini agrituristici, ma favorendo la creazione di nuclei abitativi che altrove hanno già grande diffusione, chiamati “ecovillaggi”, dove al desiderio di chi li abita di vivere un rapporto diretto e profondo con la natura s’unisce la possibilità di mettere in pratica una serie di sistemi legati al risparmio idrico ed energetico, al trattamento di scarichi e rifiuti, al rispetto quindi della natura e di tutti gli esseri che la costituiscono. Dovrebbe essere poi naturale cercare tutte le forme possibili d’integrazione e interazione tra le varie parti del territorio, dai centri storici alle periferie, alle campagne, attraverso l’incontro e lo scambio tra luoghi e persone, tra lavoro e saperi, prodotti e mercati, tra beni materiali e sentimenti!”