Il cielo di Capri

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“Il suo viso apparente di tristezza aveva per me un fascino febbrile. Era colpa mia se il bagliore del suo sorriso era scomparso dalle sue labbra disegnate con tanta grazia divina, polpose, profonde, scolpite come quelle di una dea greca. Era colpa mia se non sapevo dire tante belle cose come quegli uomini che sanno allargare i discorsi, suscitando simpatia! La guardai con lo sguardo immerso lontano, cercando qualcosa che mi avrebbe permesso di riprendermi. Silvana era un bel nome, facile da pronunziare, dolce nel sentirlo. Questa ragazza riusciva a mettere a disagio il mio controllo, non capivo quello che stava succedendo”.